L’Atto di indirizzo è la base su cui discutere e confrontarsi. Così è sempre successo in passato. In vista della sottoscrizione del CCNQ inerente la riduzione dei comparti e delle aree, più volte le OO.SS. hanno chiesto l’atto di indirizzo. C’è voluta la presa di posizione dichiarata durante l’incontro del 3/02/2016 all’ARAN e del 4/02/2014 alla F.P., perché il governo si decidesse.

   Finalmente il 12/02/2016 la il Ministro della F.P., Madia, ha emanato l’atto di indirizzo ricordandosi, peraltro, di coinvolgere anche la conferenza Stato Regioni, l’ANCI e l’UPI.

   Il perché delle fumate nere di tutti gli incontri all’ARAN sono noti e già pubblicati. L’Aran pretendeva di conteggiare la nuova rappresentatività (quella con i dati rilevati al 31/12/2014), con i ridotti nuovi comparti e aree, le OO.SS., giustamente, si opponevano anche per motivi di incostituzionalità: non si possono retrodatare le nuove regole. Il motivo principale, però, è un altro: calcolare la rappresentatività con le nuove regole avrebbe fatto perdere la rappresentatività a molte OO.SS., e rotto gli equilibri soprattutto delle grandi confederazioni: quante poltrone sarebbero saltate?

     L’arma del ricatto del rinnovo dei contratti non ha funzionato. Le OO.SS. non hanno ceduto anche perché il rinnovo dei contratti con gli spiccioli messi sul tavolo dal Governo avrebbe addirittura danneggiato i lavoratori: un aumento medio di 5/6 euro al mese e fine della vacanza contrattuale di gran lunga superiore. Un vero affare!  

      Con l’atto di indirizzo il Governo ha accettato la proposta-compromesso maturata negli incontri all’ARAN: se si devono applicare le nuove regole alla nuova rappresentatività, bisogna prevedere un lasso di tempo “per favorire tempestivi processi di aggregazione o riorganizzazione” in base ai nuovi comparti e aree.  

        Se le Confederazioni accetteranno questo compromesso la pubblicazione della rappresentatività dei dati rilevati al 31/12/2014, che doveva essere pubblicata al massimo entro giugno 2015, slitterà ancora di qualche mese e, con essa, l’avvio della contrattazione per il rinnovo dei contratti. Firmato, quindi, il CCNQ, bisognerà, nell’arco di tempo che sarà previsto, provvedere alle aggregazioni o riorganizzazioni in base alle nuove aree e comparti.

       In questo modo Renzi ha aggirato anche la sentenza della Consulta che ordinava la ripresa della contrattazione a partire dal mese di luglio 2015.

       Bisogna dare ragione a chi, il 4/02/2016 alla F.P. ha sostanzialmente detto al ministro Madia che è giusto punite chi non rispetta le leggi (il tema era i furbetti del cartellino); è giusto mandarli a casa. Anche il Governo dovrebbe andare a casa visto che non  rispetta neanche le sentenze della Consulta … a meno che la casta sia esonerata dal rispetto delle leggi!

       Non sfuggirà ai dirigenti scolastici che nell’atto di indirizzo si raccomanda “la salvaguardia dei settori che sono caratterizzati da una spiccata specificità sotto i profili funzionale e professionale e che presentano una significativa rilevanza in termini di addetti e di amministrazioni”.

    Non è che per caso ci si riferisce ai dirigenti scolastici che, essendo in tanti e specifici, devono essere ancora confinati per poter giustificare la sperequazione retributiva? Crediamo proprio di sì.

    “Voglio augurarmi – chiosa il segretario generale della DIRIGENTISCUOLA, Attilio Fratta, – che la categoria, in quell’ora al giorno per te, approfondisca il problema, valuti le conseguenze e agisce o reagisca in tempo utile manifestando tutta la propria indignazione. E’ ora che sia il Governo che le OO.SS. sappiano che i dirigenti scolastici sono stanchi di essere trattati come figli di un Dio minore o addirittura orfani anche di un Dio minore”.