Abbiamo aspettato le pubblicazioni dei comunicati delle altre OO.SS. prima di darne notizia per un motivo molto semplice: verificare i meriti che, come sempre in questi casi, ognuno si attribuisce.

     Prima la cronaca, poi i commenti e le riflessioni.

  • In data 12/02/2016 la Presidenza dei Consigli dei Ministri- ministero per la F.P. e la S., emana il tanto atteso atto di indirizzo, pubblicato con i relativi commenti.
  • Il 22/03/2016 l’ARAN convoca le parti per il 4/04/2016, ore 11 con oggetto “CCNQ per la definizione dei comparti e delle aree.
  • In apertura di seduta il Presidente dell’ARAN, Gasparrini, distribuisce la bozza dell’accordo, illustrandola.
  • Dopo una pausa di riflessione alle ore 14.30 inizia il solito giro di tavolo per sondare gli umori, le critiche al testo, le proposte di variazione, ecc… il testo viene modificato ben quattro volte e, alle 4 di mattina, dopo ben 17 ore, si arriva alla stesura finale. La solita e consolidata strategia: stancare la controparte e arrivare alla firma di una ipotesi di accordo che condurrà, dopo il placet del Governo, alla firma definitiva.

     A parte la resistenza (7 anni!) delle OO.SS. che non intendevano ridurre il numero dei comparti e delle aree per le conseguenze legate alle poltrone e agli equilibri che sarebbero saltati, si è aggiunto il problema della rappresentatività del triennio 2016/2018 che doveva essere pubblicata già da marzo del 2015, il cui ritardo ha danneggiato, soprattutto, la DIRIGENTISCUOLA.  Infatti le sigle già rappresentative hanno usufruito della prorogatio. In attesa della nuova rappresentatività hanno usufruito delle prerogative della precedente tornata: 2013/2015.

      Il pomo della discordia: la pubblicazione della nuova rappresentatività e l’applicazione delle nuove aree e dei comparti alla nuova rilevazione i cui dati, lo ricordiamo, risalgono al 31/12/2014. La capacità, tutta italica, per confondere le acque e fomentare il contenzioso in modo da poter giustificare ulteriormente, ad una categoria assente, il ritardo nel rinnovo dei contratti. Ma questo non lo dirà nessuno; anzi ci sarà la solita corsa all’attribuzione dei meriti e la conseguente attribuzione delle colpe ad altri.

      Alla fine prevale la creatività italica prevista e contenuta nelle norme transitorie dell’art. 9 dell’ipotesi di accordo: le OO.SS. confluite nelle aree “Funzioni Centrali”, di cui agli artt. 3 e 7, e  “Dell’Istruzione e della Ricerca”, di cui agli artt. 5 e 7, avranno un mese di tempo, dalla firma definitiva del CCNQ, per procedere “mediante fusione, affiliazione o in altra forma, ad una nuova aggregazione associativa cui imputare  le deleghe delle quali risultino titolari, purché il nuovo soggetto succeda effettivamente nella titolarità delle deleghe che ad esso vengono imputate”, inviando “idonea documentazione” all’ARAN.  Il tutto dovrà, poi, essere ratificato dagli organismi statutari delle singole associazioni, perentoriamente entro il 31/12/2017: un vero capolavoro di creatività per distogliere l’attenzione dei problemi legati ai rinnovi contrattuali.

       Una cosa è certa: dopo la firma del CCNQ, l’ARAN non avrà più scuse per non pubblicare i dati della rappresentatività.

      Cosa cambia per la dirigenza scolastica? 

      I comunicati delle varie OO.SS. non entrano nel merito delle nuove aggregazioni (troppo rischioso, meglio essere vago!)  e nessuno, dico nessuno, spiega alla categoria perché, pur essendo dirigenti di seconda fascia, al pari degli altri dirigenti della pubblica amministrazione, non è stata aggregata a questi ultimi nell’Area A.

      Ci sia limita solo ad annunciare, cum summo gaudio, che “dopo quindi anni la dirigenza scolastica esce dall’isolamento”, dalla riserva indiana. E chi ce l’ha messa nell’isolamento? E in cambio di cosa? Chi, di conseguenza, l’ha ridotta al rango di “pezzente” nonostante carichi di lavoro e responsabilità che non hanno paragoni?

       Perché il presidente dell’ex Associazione dei dirigenti scolastici, dal 13/12/2014, “Associazione nazionale dei dirigenti pubblici e delle alte professionalità della scuola”   non ha speso una parola per sostenere la propria contrarietà all’accorpamento proposto dall’ARAN? Perché non ha, almeno, tentato di aggregare la dirigenza scolastica all’Area A – “Area delle funzioni centrali” , nella quale sono stati accorpati tutti gli altri dirigenti della pubblica amministrazione?

     I motivi e le conseguenze le abbiamo spiegate decine di volte e, fino a quando la categoria non troverà il tempo di interessarsi dei propri problemi, della propria dignità e dell’iniquo e vergognoso trattamento economico,  reagendo di conseguenza, la situazione non cambierà.

     Quante volte abbiamo invitato la categoria a chiedersi, ragionando solo per ipotesi, cosa sarebbe successo se la situazione fosse rovesciata? Ossia se i dirigenti scolastici, peraltro giustamente, percepissero il doppio della retribuzione degli altri dirigenti di pari fascia? I responsabili non avrebbero avuto neanche il tempo di tentare la fuga in Svizzera perché sarebbero stati fermati prima di Dongo!

      Una categoria che accetta perfino di non percepire, anche per anni, neanche la retribuzione prevista dal vergognoso contratto del 2010, che non si ribella, che non reagisce con la disobbedienza civile e con la proposizione di un decreto ingiuntivo, non fa altro che avallare quello che ha detto il ministro Madia il 4 febbraio a Palazzo Vidoni: “Dobbiamo dire grazie ai dirigenti scolastici che fanno funzionare le scuole anche se non vengono retribuiti”. Come dobbiamo leggere una simile affermazione? Elogio o presa per il lato B? Il contesto e il tono propendono per la seconda ipotesi!

     Cosa succederà con la prossima contrattazione? Il summo gaudio svanirà e la categoria prenderà atto che anche le speranze di agganciamento alle retribuzioni dei nuovi compagni di area, non si realizzeranno. E’ stato previsto, infatti, nell’art. 8 dell’ipotesi di accordo, che “fermo restando la finalità di armonizzare ed integrare le discipline contrattuali all’interno dei nuovi comparti o aree, il contratto collettivo nazionale di lavoro, nella sua unitarietà, è costituito da una parte comune (…) e da eventuali parti speciali o sezioni, dirette a normare taluni peculiari aspetti del rapporto di lavoro che non siano pienamente o immediatamente uniformabili o che necessitino di una distinta disciplina”. Nel linguaggio comune il significato è chiaro: non ci sarà un unico contratto di area per tutte le voci, ossia parte normativa e parte economica…. quindi rassegnatevi!

      Al tavolo di rinnovo del CCNL DIRIGENTISCUOLA ci sarà e informerà adeguatamente la categoria, come sta facendo da quando partecipa ai lavori dell’ARAN e/o agli incontri istituzionali.  Il tentativo, con l’accorpamento delle aree e dei comparti, di far perdere la rappresentatività alla DIRIGENTISCUOLA, per effetto del ri-calcolo della rappresentatività con le regole del nuovo CCNQ, è fallito.  Nonostante tutte le trappole e le insidie previste dalle clausole speciali di cui all’art. 10, DIRIGENTISCUOLA sarà presente ai tavoli anche nell’ipotesi che non dovesse attivare la procedura di cui all’art. 9 dell’ipotesi di accordo.

      “Vorrei poter filmare e registrare quello che succede in questi incontri – conclude il Segretario Generale della DIRIGENTISCUOLA, Attilio Fratta, per poterli pubblicare e renderli nella disponibilità della categoria. Tutti capirebbero immediatamente perché e per colpa (o interesse!?) di chi i dirigenti scolastici, pur con il doppio o il triplo delle responsabilità e competenze degli altri dirigenti di pari fascia, percepiscono meno della metà della retribuzione dei loro colleghi. Voglio concludere ringraziando i collegi che hanno consentito a DIRIGENTISCUOLA di raggiungere la rappresentatività, attestandoci la loro fiducia. Grazie a loro DIRIGENTISCUOLA potrà sedere ai tavoli e tutelare gli interessi della categoria”