Eravamo a conoscenza della deliberazione n.15/2020 della corte dei Conti dell’Emilia Romagna, ma per rispetto della privacy della dirigente incisa abbiamo preferito non commentarla. Lo facciamo dopo la pubblicazione anche sul sito dell’ARAN  (https://www.aranagenzia.it/attachments/article/10394/delibera_15_2020_emilia_romagna.pdf)

Nel mentre invitiamo i nostri lettori all’attenta lettura del commento  critico allegato, non possiamo fare a meno di evidenziare l’anomalo-vendicativo  comportamento del D.G. dell’Emilia Romagna:

  • Per non affidare l’incarico a una dirigente vincitrice del concorso del 2017, a settembre sospende, sine die, il provvedimento d’incarico e, per evitare denunce chiede (ottiene!) un anomalo e giuridicamente non valido parere dell’Avvocatura dello Stato.
  • In seguito alla diffida della vittima (non si può definire diversamente!) e a disposizione del Capo dipartimento, il D.G., che assolutamente non voleva procedere alla firma del contratto e attenersi alle disposizioni del Capo dipartimento che lo aveva bocciato all’esame di dirigente, non può perdere l’occasione per vendicarsi, ricorrendo ad un escamotage:
  • Delega il suo vice alla sottoscrizione del contratto! Non avendolo sottoscritto lui, nel contraddittorio  presso la Corte dei Conti, invece di difendere il provvedimento dell’Amministrazione, fa il diavolo a quattro per farlo rigettare…tanto non l’ha firmato lui! Evidentemente per il D.G. dell’Emilia Romagna l’Amministrazione del suo vice è diversa dalla sua!
  • La logica è perversa: io non lo voglio firmare; il Capo dipartimento me lo impone; delego alla firma il mio vice e così sono libero di chiederne l’annullamento: vendetta è fatta!
  • Un autentico capolavoro di alta ingegneria strategica!

Tutte le altre considerazioni le lasciamo ai nostri lettori.

Noi limitiamo a porre qualche semplice domanda al Ministero, che ha già tutto la documentazione, e all’Ispettorato presso la Presidenza del consiglio dei Ministri auspicando una risposta oltre che un intervento: può un D.G.  adoperarsi per l’annullamento di un provvedimento dell’Amministrazione? Dobbiamo pensare che non sappia la differenza tra persona giuridica e fisica? Ovvero che solo perché lo ha fatto firmare dal suo vice, l’Amministrazione non è la stessa? E’ legittimo il comportamento di tutti gli “attori” coinvolti?  Può la persona incisa subire le conseguenze di questa vergogna? La Giustizia di certo farà il suo corso e la malcapitata collega tornerà al suo posto, ma chi le pagherà i danni morali e materiali?

Allegato analisi critica della deliberazione della Corte dei conti.