Basta un proclama, un manifesto, una dichiarazione di intenti dei responsabili che, messi con le spalle al muro, non possono più negare l’evidenza che, puntualmente, con l’approssimarsi della mobilità dei dirigenti scolastici e del successivo affidamento dei nuovi incarichi, riparte, ormai   sempre più cruenta, la guerra tra poveri. Uno scenario che si ripete da tre anni.

Uno scenario mortificante per chi ha cercato in tutti i modi di prevenirla spiegando qual era e qual è l’unica soluzione legittima e non propagandistica per porre riparo ai problemi creati da chi ha  adottato –  IMPUNEMENTE –  per l’affidamento degli incarichi, criteri sbagliati.

Sin dal primo momento DIRIGENTISCUOLA  ha evidenziato che l’unica cosa, peraltro molto semplice, da fare, era modificare gli istituti contrattuali della mobilità previsti per concorsi e ruoli regionali e, quindi, non più applicabili:

  • Abrogare l’istituto della mobilità regionale rendendola nazionale.
  • Modificare l’istituto del mutamento d’incarico in vigenza di contratto per gravi motivi fermo restando la durata triennale del contratto che non poteva e non può essere modificato solo per i dirigenti scolastici e che, comunque, avrebbe richiesto un intervento legislativo per modificare il D.L.vo 165/2001.

Un’operazione da 10 minuti!

Bisognava però risolvere, a monte,  due problemi per potersi sedere al tavolo contrattuale:

  • Disdire il vigente CCNL così come previsto dall’art. 2 dello stesso CCNL da “una delle parti”:  l’Amministrazione o le OO.SS. firmatarie. Cosa che ha fatto solo DIRIGENTISCUOLA e che è verificabile in ogni momento.
  • Sottoscrivere il CCNQ relativo all’ accorpamento delle AREE e dei COMPARTI.

Si sono persi due anni andando dietro a pifferai astuti e strategici che, giocando con la disperazione di quanti hanno dovuto abbandonare la propria famiglia,  hanno promesso interventi straordinari e urgenti di natura normativa, come se gli istituti contrattuali potessero essere modificati dal Legislatore.

Invece che dalle OO.SS. o su richiesta delle stesse, i due “ostacoli”, li sta cercando di rimuovere il Governo che, dichiarando di voler avviare le trattative per il rinnovo dei CC.CC.NN.LL., ha ordinato all’ARAN di convocare le parti per la sottoscrizione del CCNQ  per il triennio di riferimento, atto prodromico per l’avvio del rinnovo dei contratti.

Quello inerente il COMPARTO, essendoci l’accordo delle parti, è stato firmato  in solo due sedute ed era il 15/04/2021.

Quello delle AREE, non essendoci l’accordo soprattutto per la richiesta di una Confederazione che voleva venissero “promossi” sul campo le Alte professionalità, dovrà essere firmato entro 90 giorni… parola del Presidente dell’ARAN Naddeo. Ne sono passati esattamente 30 e ancora non vi è stata nessuna convocazione. Colpa dell’ARAN o di altri?

Per convincere la categoria che quella proposta da DIRIGENTISCUOLA era l’unica soluzione, vista la volontà del Governo, il Presidente Fratta ha chiesto un incontro, tenutosi il 28/04/2021 direttamente al Ministro facendo partecipare una delegazione della categoria in modo che potessero sentire, dalla viva voce dello stesso, quale fosse la soluzione. Il Ministro non ha potuto far altro che confermare quello che DIRIGENTISCUOLA ha urlato ai quattro venti da due anni:  bisogna cambiare gli istituti contrattuali.

Il Ministro dopo aver precisato che i tempi erano molto stretti, che sarebbe stato molto difficile intervenire prima della imminente mobilità e che bisognava ancora sottoscrivere il CCNQ di cui sopra, ha comunque assicurato il suo impegno.

A questo punto coloro che per due anni hanno preso in giro la categoria con promesse prive di ogni fondamento, messe con le spalle al muro, hanno diramato un manifesto ergendosi a paladini delle problematiche della dirigenza scolastica che, evidentemente altri hanno creato. Tra gli impegni assunti anche quello della mobilità risolvibile solo con la modifica dei due istituti che DIRIGENTISCUOLA ha proposto sin da due anni.

Immediatamente è ripartita la guerra tra poveri, come se avendolo scritto in un altisonante manifesto con la bacchetta magica, non solo quello della mobilità, ma tutti gli altri problemi che, evidentemente sono un castigo di DIO, sarebbero stati risolti con un semplice tocco!

Alle parole seguiranno i fatti? Ne saremmo ben felici e lo verificheremo sul campo.

Il primo test sarà la sottoscrizione del CCNQ inerente l’accorpamento delle AREE della dirigenza…entro i promessi 90 giorni, ovvero entro il 15/07/2021, cosa molto improbabile.

Se così sarà, e ce lo auguriamo per il bene della scuola e della categoria, passeremo al secondo test: il rinnovo del CCNL.

E’ appena il caso, per evitare facili illusioni o prese in giro che non appartengono a DIRIGENTISCUOLA, ricordare l’ordine delle operazioni, i tempi tecnici per il rinnovo dei CC.CC.NN.LL.  e per la firma definitiva dopo che quella provvisoria passerà al vaglio dei previsti controlli. Nella precedente tornata il CCNL dell’AREA Istruzione e ricerca, è stata firmato la notte del 13/12/2018 e quello definitivo il 7/07/2019, ovvero dopo quasi 7 mesi.

Se, e lo ribadiamo, la matematica non è un’opinione, è facile fare i conti. Perché allora una deludente e sconfortante guerra tra poveri per dei semplici annunci propagandistici.

Esiste qualche altra soluzione immediata ovvero un qualsivoglia provvedimento urgente e straordinario come i tanti promessi negli ultimi due anni prima con la fantomatica mobilità straordinaria e poi con la marea di emendamenti inammissibili?

Saremmo ben felici di ammettere di aver sbagliato, ma vogliamo continuare a rispettare la categoria sapendo che il tempo è galantuomo. Al pari vogliamo augurarci che una categoria di dirigenti scolastici si indigni dopo tante promesse, non dimentichi i responsabili della vergognosa situazione in cui versa la categoria e, soprattutto, tenga conto dei tempi tecnici che intercorrono tra il …DIRE  e il FARE.

Parimenti bisogna prestare attenzione ai DISTRATTORI. E’ bastato un manifesto per non rendersi conto che proprio ieri sono andati definitivamente in fumo le sedi normodimensionate dai numeri ballerini: 382, poi 371 e, nel verbale del confronto inviato ieri, 248. Questa volta la guerra l’ha evitata l’Amministrazione! Visti gli interessi contrapposti la cosa migliore è non assegnare le  248 sedi. Il Legislatore ha legiferato invano e la categoria si è giocata 248 sedi con la facile previsione che si tornerà alla situazione quo ante con buona pace della categoria e di chi ha tentato di far passare la cosa sotto silenzio. Non avesse chiesto il confronto solo DIRIGENTISCUOLA il problema sarebbe passato sotto silenzio.

Il tutto mentre il Ministero Bianchi  comunica in tutti i suoi interventi: UNA SCUOLA UN DIRIGENTE!