“Leggo con piacere e connessa rabbia – commenta Attilio Fratta, Segretario Nazionale della DIRIGENTISCUOLA – le dichiarazioni del Procuratore della Repubblica che, seppure velatamente, critica la sentenza che ha portato agli arresti il collega Bearzi, attribuendo la colpa, però, alle norme che i Giudici sono stati costretti ad applicare.

Parimenti per le dichiarazioni della senatrice Pezzopane che, prendendo atto che un dirigente scolastico non può pagare per colpe altrui e per un a legge irrazionale, illogica e incivile che attribuisce delle responsabilità a chi non ha il potere e i mezzi per agire, ora chiede la grazia per un innocente doppiamente terremotato. Sono tutti coscienti e consapevoli che il collega Bearzi è solo una vittima e capro espiatorio di una giustizia formale che manda in galera un innocente.

Quando una legge è palesemente sbagliata va cambiata e, nelle more, non va condannato un innocente perchè dura lex sed lex! Ovvero va immediatamente scarcerato senza se e senza ma.

I nostri padri costituenti pongono in capo al Presidente della Repubblica il potere di concedere la grazia. Lo prevede l’art. 87 della Costituzione. Il procedimento di concessione della grazia è disciplinato dall’art. 681 del codice di procedura penale il quale prevede anche che la grazia possa essere concessa di ufficio dal Presidente della Repubblica.

A nome di tutta la categoria spero che il Presidente della Repubblica non aspetti alcuna richiesta e conceda d’ufficio la Grazia al collega Bearzi senza alcun indugio perché un innocente e vittima di leggi e procedure assurde non deve restare in carcere un minuto di più. Voglio augurarmi che il Presidente della Repubblica, al quale invierò il presente comunicato, voglia dimostrare, firmando immediatamente il decreto di grazia, che il nostro è ancora un Paese civile nel quale una legge assurda, la forma e la burocrazia non possono condannare un innocente, porgendo anche, a nome di tutto il popolo italiano, le dovute scuse al dirigente Bearzi.

Il popolo italiano, in nome del quale viene applicata la giustizia, si indigna quando un cittadino viene condannato per colpe altrui o per una legge priva di ogni ratio che pone in capo ad un dirigente scolastico responsabilità alle quali non può far fronte perché la stessa legge non gli dà le risorse necessarie per mettere in sicurezza la struttura che dirige che è, peraltro, di proprietà dell’Ente locale a cui compete la manutenzione.

Voglio augurarmi, ancora, che la stampa non spenga i riflettori e che continui a perorare la causa del dirigente Livio Bearzi e che tutti i colleghi esternino la loro indignazione sottoscrivendo appelli da qualunque parte provengano e inviando comunicati alle autorità preposte alla concessione della grazia.”