Prima di Natale, il Presidente dell’ARAN, Dr. Gasparrini, si era impegnato a portare al tavolo una proposta scritta (di parte pubblica) relativa al problema (irrisolto da mesi….anzi dal lontano 2009), previsto dalla legge Brunetta, inerente la riduzione  del numero e della tipologia dei comparti/aree della Pubblica Amministrazione.

 

Aveva accettato, allora, Gasparrini che il numero dei comparti fosse 4 (e non gli iniziali 3) ma ne aveva lasciata indeterminata la composizione. Una possibilità: Ministeri;Enti locali; Sanità; Scuola.

 

A parte la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Indefinita la collocazione di Università, Ricerca e Afam.

Ma, a prescindere  dal numero e dalla tipologie dei comparti e delle aree, la Funzione Pubblica e  l’ ARAN avrebbero dovuto mettere, nero su bianco,  un punto qualificante ed irrinunciabile: le deleghe sindacali, raccolte nel Dicembre 2014 –  oltre un anno fa – , venissero applicate sui vecchi  comparti e aree e non su quelli futuribili.

In altre parole, la rappresentatività sindacale, raccolta con i vecchi comparti/aree, non poteva essere PRODITORIAMENTE modificata, applicandola ai NUOVI COMPARTI/AREE, vanificando, di conseguenza, la volontà degli iscritti al sindacato al 31/12/2014 ed alterando gli spazi di rappresentatività delle diverse OO.SS. e delle diverse Confederazioni.

Questa la sostanza delle richieste della pressoché totalità delle Confederazioni, al tavolo ARAN, nei 2 incontri di Gennaio 2016, conclusisi con la mancata firma dei verbali di accertamento della rappresentatività e richiesta formale di impegno dell’ARAN a non applicare le nuove regole all’accertamento della rappresentatività del 31/12/2014. Cosa, peraltro, palesemente illegittima non essendo neanche ipotizzabile l’applicazione retrodatata delle nuove regole.

Oggi, la “pesante” e incredibile svolta. Gasparrini afferma che la “vecchia rappresentatività” deve essere  applicata ai 4 nuovi comparti e aree, sancendo cosi’ – anche per il mondo sindacale – l’anticostituzionale principio della RETROATTIVITA’ delle NORME!

Ovvie e prevedibili le reazioni dei sindacalisti di tutte le Confederazioni  presenti.

Ovvio il rifiuto dell’ “intollerabile, inconcepibile e vergognoso ricatto.

Ovvia la volontà dei più di ostacolare il progetto governativo, non certificando i dati delle deleghe sindacali, creando, quindi, un sostanziale stop alla realizzazione del diktat governativo: niente accordo sulla riduzione dei comparti e delle aree e niente avvio della contrattazione degli spiccioli messi sul tavolo dal Governo che avrebbero portato nelle tasche dei dipendenti pubblici non più di un caffè alla settimana!

Ovvia, da parte sindacale, la reiterata richiesta di mantenere invariati i criteri di rappresentatività, sui vecchi comparti.

Ovvia, da parte sindacale, la richiesta di aprire un tavolo per un nuovo CCNQ che codifichi le regole della TRANSIZIONE dai vecchi ai nuovi comparti, fino alla nuova raccolta dei dati della rappresentatività sindacale (Dicembre 2017).

Vergognoso lo squallido e inqualificabile ricatto e braccio di ferro del Governo di far accettare l’illegittima retroattività delle nuove regole.

Difficile, ma determinata,  la decisione delle Confederazioni presenti meno CIDA-ANP disposta anche a firmare il CCNQ con l’accorpamento dei dirigenti amministrativi – i nostri DSGA – dell’Università, della ricerca e dell’AFAM.

Un vero salto di qualità! I Dirigenti scolastici non solo fuori dal ruolo unico della dirigenza statale, non solo fuori dall’Area della dirigenza pubblica, ma, addirittura abbinati ai dirigenti amministrativi. Per avallare la propria tesi il rappresentante della CIDA, nonché Presidente dell’ex associazione dei dirigenti scolastici, dal 3/12/2013 associazione dei dirigenti pubblici, Giorgio Rembado, ha  sostenuto che ci sono delle affinità tra i dirigenti scolastici e i dirigenti amministrativi dell’Università e della ricerca, perché tutti “dotati di autonomia!!”

Evidente, anche ai “ciechi”, il fine non tanto nascosto: aumentare il numero degli appartenenti all’area nella speranza di aumentare il quorum della rappresentatività e, quindi, danneggiare sostanzialmente DIRIGENTISCUOLA. Non solo ha fatto i conti senza dell’oste, ma non ha calcolato che, esclusa la CGIL, notoriamente e dichiaratamente contraria alla dirigenza scolastica,  tutte le altre Confederazioni, non hanno condivisa la sua proposta, non tanto e non solo per la mancanza delle affinità, ma anche per la conseguente e consequenziale applicazione retroattiva delle nuove regole. Il fine giustifica i mezzi anche se le conseguenze ricadono sulla distratta categoria che non ha tempo di seguire queste dinamiche, finora sconosciute ai più!

La ferma opposizione della maggioranza delle Confederazioni ha costretto l’ARAN a più miti consigli. L’incontro si è concluso con l’impegno dell’ARAN a riformulare una nuova proposta …in una prossima riunione di fine mese!

Come finirà il braccio di ferro? Non è facile prevederlo. Siamo in Italia e qualche cedimento “improvviso”, nell’epoca del trasformismo,  potrebbe verificarsi!

Una cosa è certa. Il percorso non sarà indolore, per nessuno. Su tutto, un pesante profumo di INCOSTITUZIONALITA’.

Ma, anche questa, non e’ una novità, atteso che questo Governo non è abituato a rispettare le sentenze della CONSULTA, così come è successo per i tagli delle pensioni e con il blocco dei contratti. Che siano stati dichiarati incostituzionali… non è un problema per il Governo! Tanto le sentenze non le osserva o le interpreta a modo suo: invece di restituire quanto impropriamente scippato, ha dato un bonus, ha “regalato” una parte dei loro soldi…e non a tutti. Evidentemente gli altri servivano per finanziare le banche dell’Etruria!

Fino a quando il Governo abuserà della pazienza del popolo italiano?

Aspetta forse che ci sia la rivoluzione? Chi vivrà vedrà!!