La crisi che sta attraversando il nostro Paese ha, forse, precedenti solo negli eventi bellici…sì, perché la situazione che stiamo vivendo, con le connesse limitazioni alla nostra quotidianità, è senz’altro uno stato di guerra, per di più contro un nemico insidiosissimo e, soprattutto, invisibile! E non ci serve scomodare il diritto internazionale per capire quanto la compressione di alcuni diritti possa essere legittimamente tollerata pur di fronteggiare situazioni d’emergenza. La nostra stessa Costituzione statuisce espressamente che, in tali casi, vengono conferiti al Governo i necessari poteri: ed è esattamente ciò che sta succedendo, con il susseguirsi di decreti governativi che perseguono lo scopo di arginare questo flusso virale che, come una violenta mareggiata, si è abbattuto sull’intera penisola.

     In questo pandemonio, in cui ci sono persone, persino volontari, che lottano in prima linea per salvare vite umane, ci riesce difficilmente comprensibile la posizione assunta dalle sigle di comparto nel pretestuoso tentativo di contrastare le determinazioni ministeriali atte a garantire, almeno in parte, una parvenza di continuità con lo statu quo ante bellum. In questo frangente, in cui tutto è stravolto, si impone l’esigenza di andare al di là di pretesi diritti, rinunciando a voler difendere a tutti i costi ciò che, a nostro modesto parere, è indifendibile persino in tempi di pace! Se è vero, infatti, che le leggi prendono vita nel momento in cui le si interpreta, anche noi potremmo azzardarci a proporre una nostra lettura della fattispecie “didattica a distanza”, argomento rispetto al quale si rivendica, in questi giorni, il mancato rispetto di determinate prerogative sindacali. Il potere di organizzazione, ivi rientrante tanto l’organizzazione degli uffici quanto la gestione dei rapporti di lavoro, è rimesso al datore di lavoro. Nulla quaestio, dunque, sulle scelte ministeriali di demandare ai dirigenti scolastici l’organizzazione e la gestione dell’erogazione della didattica a distanza.

     Che poi si puntino i piedi per richiedere, rectius, pretendere, una discussione congiunta delle relative modalità di applicazione, è altra questione. Non spetta a noi ricordare che le pur riconosciute forme di partecipazione sindacale sono finalizzate, tra l’altro, a favorire un dialogo costruttivo nei rapporti tra amministrazioni e soggetti sindacali. Ebbene, poco di costruttivo vediamo in certe censurabili pretese che, anziché mostrare gratitudine verso un’amministrazione che non abbandona la nave nel momento del pericolo, si trincerano dietro lo slogan della tutela del lavoratore a tutti i costi per porre remore all’efficienza di un pubblico servizio ed arrecare pregiudizio agli interessi della collettività tutta.

     Ciò, malgrado il lodevole impegno della stragrande maggioranza di quella comunità educante che, a dispetto di chi la rappresenta, si è rimboccata le maniche per far sentire che, anche nel momento di massimo sconforto, l’istituzione scolastica c’è!

     Per quanto ci riguarda, la nostra scelta, quale organizzazione sindacale rappresentativa della categoria dirigenziale, è stata quella di supportare concretamente i nostri colleghi nella quotidiana battaglia con questo nemico invisibile che ha calpestato tutto ciò che è ordinario.

     Alle inutili querelle abbiamo preferito lasciare il tempo residuo.