L’XI Congresso Nazionale dell’ANP ha posto fine ad un  regime monarchico del secolo scorso, dopo aver sventato l’ultimo colpo di coda del Sovrano, che aveva chiesto un altro, e ultimo, mandato – sino al compimento del suo settantacinquesimo anno d’età! – per non mandare dispersi i risultati sin qui ottenuti, ed altri a portata di mano, con scatti di impazienza e la ricerca di un’indeterminata discontinuità fine a se stessa.

Lo aveva chiesto rivendicando a proprio merito la trasformazione dell’ANP in un surrettizio sindacato di comparto, aprendolo alle Alte professionalità, infine cancellandone l’identità dopo aver promosso la successiva modifica statutaria, già nel dicembre 2013, che consente – e ha consentito – l’iscrizione  dei dirigenti pubblici, in particolare dei dirigenti ministeriali già collocati nell’ex Area prima  e, quindi, anche del nuovo Presidente Giannelli che, come noto, non è un dirigente scolastico.

Sicché, in questa posticcia visione ecumenica, con un altro, e ultimo, mandato, a maggior ragione avrebbe potuto firmare, sempre assieme alle sigle generaliste CGIL-CISL-UIL-SNALS, l’ennesimo rinvio della perequazione economica al prossimo giro, decretando per persa la tornata contrattuale 2016/18, al di là dei prospettati cento euro al mese e forse meno, e  cominciando a lavorare  sulle risorse da acquisire per il 2019/21.

Tuttavia, un evento oggettivamente rivoluzionario ha prodotto il tipico paradosso dell’eterogenesi dei fini, consegnando la guida di quello che un tempo fu il più rappresentativo e più autorevole sindacato dei dirigenti scolastici ad un brillante cinquantottenne ispettore ministeriale, contrattualmente collocato nell’area delle Funzioni centrali, i cui interessi sono naturaliter ben distinti – se non contrapposti – a quelli dei parenti poveri provenienti dall’ex Area quinta, che si vuole rieditare nella nuova, e formalmente comune, area contrattuale Istruzione, Università e Ricerca, con l’(ab)uso del marchingegno delle sezioni speciali, nelle quali continuare a farvi stazionare gli scarti della dirigenza pubblica.

E dunque: quid hic in hac? O, con un inglesismo oggi così tanto alla moda, dalla padella nella brace?

Naturalmente, la preannunciata pubblicazione del documento finale del Congresso e del nuovo Statuto gronderà di altisonanti dichiarazioni palingenetiche. Ma, per avviare un auspicato percorso comune, provando a compattare la categoria frantumata in una congerie di 45 sigle, astrattamente ora possibile a seguito dell’avvenuta discontinuità, ci basterebbe leggervi che:

1) la perequazione della retribuzione di posizione parte fissa deve realizzarsi nel triennio contrattuale 2016/18,  e non nel triennio 2018-2020 come surrettiziamente si vorrebbe imporre mandando in cavalleria, di fatto, un’altra tornata contrattuale. Il CCNL del quale inizieremo le trattative a gennaio è per il triennio 16-18 e non 18-20. Ritardare, con marchingegni da azzeccagarbugli,  i già miserevoli aumenti sia ai dirigenti in servizio che a quelli in quiescenza,  di altri due anni, è inaccettabile; è un altro tradimento;

2) nel predetto triennio contrattuale, essendo al momento fuori dall’orizzonte ulteriori finanziamenti aggiuntivi, il micragnoso Fondo unico nazionale (FUN) – da cui si attinge per la retribuzione delle voci accessorie, concernenti la posizione parte variabile e il risultato dei dirigenti scolastici – deve confluire nel ben più capiente Fondo unico dell’amministrazione (FUA) – a disposizione degli altri dirigenti pubblici – da ridistribuire per armonizzare, così come prescrivono le ultime modifiche normative apportate al D. Lgs 165/01, le retribuzioni in ragione dei reali carichi di lavoro, e di correlate responsabilità, imparagonabili – sotto il duplice profilo quantitativo e qualitativo – con quelli gravanti sui colleghi parigrado delle altre amministrazioni pubbliche;

3) in caso contrario lascerà alla Quatriade, forte del 52,46% di rappresentatività consegnatale  dalla sua dichiarata controparte datoriale, la responsabilità di sottoscrivere il quarto suo contratto della vergogna.

Se, nei fatti, sarà così, la formulazione dei nostri migliori auguri al nuovo presidente dell’ANP non è un obbligo, bensì un piacere.

Avrà la forza e la volontà, il neo eletto presidente, di tutelare i dirigenti dell’Area ISTRUZIONE UNIVERSITA’ E RICERCA, pur appartenendo all’Area delle FUNZIONI CENTRALI, ovvero di tutelare i dirigenti scolastici anche contro gli interessi propri e della propria categoria?

Avrà la forza di lottare per convogliare i dirigenti della nuova area nella stessa degli altri dirigenti pubblici, pur sapendo che oltre agli interessi economici, l’accorpamento delle deleghe delle due aree alzerà il quorum del 5% con conseguente perdita della rappresentatività di ben 7 delle attuali 9 sigle rappresentative, a partire dalla CIDA FP?

Avrà, infine, la volontà di unire, se non le due aree, almeno la categoria consapevole che,  divisi in 45 sigle, l’attuale già disastrata situazione economica sarà destinata a peggiorare?

DIRIGENTISCUOLA se lo augura e lo augura al nuovo Presidente Giannelli dichiarando fin da ora la propria disponibilità ad un incontro per iniziare una discussione costruttiva anche in vista dell’imminente apertura dei tavoli per il rinnovo del CCNL, ponendo pubblicamente una sola  condizione: eliminare interessi contrapposti e condizionanti. Le OO.SS., per poter tutelare i propri soci, devono essere di categoria. L’attuale anomalia non solo è tutta italiana, ma anche e solo del pianeta scuola. Da essa discendono tutti i problemi della categoria. La situazione potrebbe anche peggiorare, grazie a colleghi ingenui o sprovveduti, con gli assi pigliatutto che hanno scoperto l’eldorato costituiscono un sindacato all’anno autonominandosi  presidente di tutte le proprie creature: 4 sigle in mano allo stesso patron!!

Se il nuovo Presidente avrà la volontà e la forza di perseguire anche questi obiettivi, gli auguri saranno ancora più sentiti.