Abbiamo già avuto occasione di chiarire la portata dell’ordinanza n. 7468 del TAR Lazio, depositata in data 4 dicembre 2020, con cui il giudice amministrativo si pronunciava in via cautelare sull’obbligo dell’uso della mascherina per gli alunni dai 6 agli 11 anni. Contestualmente, non è sembrato superfluo ricordare ai colleghi l’opportunità – rectius, l’obbligo – di attenersi sempre alle fonti normative, essendo la portata delle pronunce giurisdizionali limitata ai rapporti tra le parti in causa.

Ciò detto, vengono segnalate notifiche  di diffide prodotte in serie, figlie di un sistema analogo a quello delle catene di montaggio, con le quali si tenta ancora una volta di intimorire i colleghi adducendo circostanziate motivazioni a sostegno della presunta illegittimità dell’obbligo di indossare la mascherina a scuola.

Si tratta, a parer nostro, dell’alter ego di quell’industria del ricorsificio che tanto abbiamo combattuto in questi anni e che ha arricchito l’inventore.  Lo schema è sempre lo stesso: si crea il caso, strutturando ricorsi con la finalità di raccogliere adepti da trascinare nei tribunali con tanto di spese processuali a carico. Peccato, però, che tali ricorsi siano spesso basati su motivazioni pretestuose, in quanto tali infondati in partenza ed intentati a meri fini di lucro.

L’unica differenza è che, mentre fino ad oggi il target elettivo di tale industria è sempre stato il personale scolastico, oggi l’attenzione si sposta sulle famiglie. In altre parole: se fino ad oggi si è sempre speculato su chi era alla ricerca di un posto di lavoro, o dell’agognata stabilizzazione, oggi si fa sciacallaggio aizzando i genitori contro i dirigenti scolastici. E qualsivoglia pretesto diventa occasione di diffida, aumentando, così, quel divario tra famiglie ed istituzione scolastica che a nulla porta, se non ad incrinare i rapporti tra le parti. Alla faccia della doverosa collaborazione tra agenzie educative, del patto di corresponsabilità et similia.

Cui prodest? Beh, facile intuirlo: laddove le diffide non dovessero sortire effetto, si tenterà di trascinare il genitore – ormai aizzato ad arte contro il sopruso – nelle opportune sedi giurisdizionali…con tanto di parcella a carico delle famiglie che farebbero bene a leggere attentamente, prima di firmarli, i mandati ad litem.

Tanto ci sentivamo in dovere di porre in evidenza per mettere in guardia i colleghi da coloro i quali seminano il panico con queste diffide in serie, invitando ancora una volta la categoria ad attenersi, senza indugio, a quanto statuito dal dato normativo.  Nessuno, neanche il Presidente della Repubblica o del Governo, può impedire a chiunque  di inviare diffide. I vari ordine, invece, in base al loro codice deontologico, possono e DEVONO sanzionare e, magari, espellere e/o radiare i responsabili.

I Dirigenti   possono, invece,  ignorarle:  non vi è nessun obbligo di rispondere alle diffide seriali o fotocopie.  Ignorarle è l’unico modo per non alimentare questo nuovo sistema per fare “piccioli”.

Lanciamo un invito anche ai genitori. Lo scontro non giova a nessuno e, men che meno, ai minori che si intendono tutelare.  Comprensibile l’esasperazione delle famiglie ma in presenza di problemi è consigliabile parlarne serenamente  con il dirigente e con i docenti.  Diffide e/o contenziosi non pagano. Appunto! CUI PRODEST? Non  certo ai minori.