Si è svolto oggi, 3 settembre, l’annunciato incontro con il Ministero dell’istruzione, le confederazioni e le OO.SS sindacali rappresentative di Comparto ed Area per discutere del PNRR come confluito nel Patto per la Scuola.

L’incontro è stato presieduto dal Ministro. Presente anche il Capo di Gabinetto dott. Luigi Fiorentino, che in premessa ha tenuto a precisare le finalità del PNRR, specificando che trattasi di progetto unico che coinvolge la responsabilità del Governo e del Paese intero.

Si tratta di un Piano ambizioso, che vuole intervenire sul sistema Paese e quindi anche sulla scuola rivedendone gli assetti almeno su tre assi principali:

  • Reclutamento e formazione;
  • Orientamento e riforma degli ITS
  • Riorganizzazione del sistema scolastico nella sua globalità a partire dagli asili nido

Ha puntualizzato che per la prima volta il MEF ha ceduto nel reinvestimento delle risorse che si generano per la denatalità. Questo, assieme alle risorse del PNRR, potrà consentire di intervenire sul dimensionamento delle classi riducendo le cosiddette “classi pollaio”.

È stata sottolineata anche la forte attenzione che il PNRR pone all’edilizia scolastica, sia in termini di messa in sicurezza degli edifici che in materia di nuove costruzioni sostenibili dal punto di vista energetico. In sintesi è stata illustrata l’idea di un Paese chiamato in tempi brevi a raggiungere i prefigurati obiettivi in tutte le aree contenute nel Piano.

All’intervento di Fiorentino sono seguiti quelli delle Confederazioni e delle OO.SS. rappresentative. E all’intervento politico di CODIRP quello tecnico di DIRIGENTISCUOLA, che ha convenuto sull’opportunità di organizzare ambienti di apprendimento, reali e/o virtuali, innovativi, che quindi facciano leva sul miglioramento qualitativo dell’insegnamento, che necessariamente passa per la riqualificazione del personale sia nella fase di reclutamento che di formazione in itinere; che devono sistematicamente coinvolgere tutto il personale: docenti, ATA e dirigenti.

Una scuola che favorisca l’acquisizione di competenze, capace di disegnare i curriculi sulle esigenze dei contesti e tenendo conto delle potenzialità dei singoli rappresenta uno strumento fondamentale per una cittadinanza attiva, oltre che essere fattore di sviluppo nel quadro di una sostenibilità ecologica giustamente enfatizzata nel Piano.

Se queste sono premesse condivise, ha continuato DIRIGENTISCUOLA, non si può negare che il miglioramento della qualità del servizio e del personale tutto passa anche per un’appropriata organizzazione della scuola; che, oltre a un proprio dirigente supportato da un proprio DSGA, possa contare su figure di sistema qualificate e stabili, sia relative al servente apparato amministrativo che sul fronte dell’organizzazione della didattica, come esigito da ogni struttura organizzativa dotata di un minimo di complessità.

È stato quindi chiesto al Ministro di indicare una tempistica di intervento precisa sui seguenti punti, alcuni dei quali saranno poi oggetto di discussione all’imminente tavolo sull’atto interno d’indirizzo per il rinnovo del CCNL, ma che ben si sposano con l’impianto complessivo del PNRR. In particolare si è rimarcato che:

  1. Non si è condivisa la rinuncia a 370 scuole dimensionate con i parametri del comma 978 della legge di bilancio 2020, sia pure limitatamente all’anno scolastico 2021-2022. E non si comprende come sia potuto accadere che una norma, appositamente già finanziata, sia stata disapplicata in via interpretativa da un decreto ministeriale, con la conseguenza di avere oltre 1.000 scuole in reggenza a fronte di una graduatoria di vincitori di concorso a DS non ancora esaurita.
  2. Di più, oltre al celere recupero delle predette sedi, DIRIGENTISCUOLA ha chiesto espressamente che si riveda il concetto stesso di ottimale dimensionamento scolastico, ancorandolo strutturalmente sui parametri standard dei 500 alunni (300 nelle zone in deroga), anche in considerazione del fatto che le scuole al di sotto di questa soglia sono appena 142.
  3. Abbiamo insistito sulla necessità di revisione dei preistorici organi collegiali, ridefinendone natura e funzioni coerenti con l’assetto autonomistico delle istituzioni scolastiche e i poteri (e le afferenti responsabilità) della loro figura dirigenziale di vertice, che non è più un funzionario direttivo o un mero coordinatore della didattica: al riguardo potendosi riprendere la previsione della legge 107/2015, dell’unica delle sue otto deleghe non onorata ed estesa all’intera riscrittura del datatissimo Testo unico, di cui al D. Lgs. 297/1994.
  4. Abbiamo riproposto l’ineludibile necessità di dar finalmente attuazione alle previsioni di legge che impongono la valutazione di tutto il personale della scuola, a iniziare dalla sua dirigenza, tuttora l’unica non valutata tra tutte le dirigenze pubbliche. Ed è evidente che occorre, su questo punto e sui precedenti, un deciso intervento di natura legislativa, che è pienamente legittimo. Perché, quand’anche si volesse riproporre il granitico e tuttora sorprendentemente vitale mantra della competenza del sindacato a interloquire su tutte le materie aventi riflessi sul rapporto di lavoro, che in fatto blocca da vent’anni ogni tentativo d’innovazione, va ricordato che non esistono materie ontologicamente di riserva pattizia, perché questa legittimazione è sempre conferita dalla legge e di esse la legge può sempre riappropriarsene.

Su questo il ministro, nella sua risposta, ha convenuto, sottolineando che ogni soggetto istituzionale ha delle prerogative che deve esercitare e assumendosene le responsabilità, specialmente quando sussistono delle scadenze cui deve corrispondersi.

Per cui non abbiamo compreso il perché egli si sia visibilmente infastidito per averlo posto, ancora una volta, di fronte a dei problemi reali che, se pure incidono direttamente la dirigenza scolastica condizionandone le complesse funzioni, si riverberano sull’intero sistema scuola e di certo non potendosi dire estranei all’argomento all’ordine del giorno.