Il Ministero dell’Istruzione con nota 37467 del 24/11/2020 ha provveduto a comunicare i criteri di ripartizione delle somme disponibili per la formazione in servizio del personale docente

I criteri, contenuti nel CCNI sottoscritto definitivamente  il 23/10/2020 tra  le Organizzazioni sindacali rappresentative nel comparto e il dirigente del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione , si riferiscono agli anni scolastici  2019/20, 2020/21 e 2021/22.

Con successiva nota saranno date indicazioni relative alle risorse da destinare alla formazione del personale ATA.

I criteri di ripartizione delle risorse per la formazione del personale docente, docente, educativo ed ATA, come noto, sono oggetto di contrattazione anche a livello di Istituzione scolastica come espressamente previsto all’ art.22 comma 4 lettera c7).

Le risorse disponibili saranno erogate alle scuole sulla base della dotazione organica, nella misura complessiva del 60% e potranno essere spesi tenendo conto delle esigenze formative del personale come definite nel piano di formazione dell’Istituto; il rimanente 40% sarà destinato alle scuole Polo a cui compete realizzare le iniziative previste dall’Amministrazione centrale.

Non sembra superfluo ricordare che il piano di formazione d’istituto deve essere realizzato in “coerenza con gli obiettivi del PTOF, con le priorità nazionali e con i processi di ricerca didattica, educativa e di sviluppo, considerate anche le esigenze ed opzioni individuali”.

Rimane inteso, quindi, che il suddetto Piano, all’inizio dell’anno scolastico, debba essere deliberato dal Collegio dei docenti per la parte specifica e contenere  le azioni formative proposte dal Direttore per i Servizi Generali ed Amministrativi per il personale ATA, individuate a seguito dell’assemblea ATA prevista all’inizio di ciascun anno scolastico.

Nella nota si conferma la visione strategica della formazione come leva per il miglioramento e la qualità del sistema formativo, inteso come successo per tutti e per ciascuno.

Gli obiettivi della formazione sono da ricondurre a:

      a) sostegno e sviluppo della ricerca e dell’innovazione educativa per migliorare l’azione didattica, la qualità degli ambienti di apprendimento e il benessere dell’organizzazione;

      b) promozione di un sistema di opportunità di crescita e sviluppo professionale per tutti gli operatori scolastici e per l’intera comunità scolastica.

Leggiamo positivamente il fatto che, sebbene in misura percentuale del 60%, le somme previste per la formazione tornino ad essere gestite autonomamente dalle Istituzioni scolastiche che in autonomia rilevano e danno risposte ai bisogni formativi del personale, da sole o in rete con altre Istituzioni che condividono i medesimi bisogni. L’aver accentrato, infatti, nei trascorsi anni, le risorse della formazione solo sulle scuole Polo non si è rivelata una scelta opportuna a garanzia di quella continuità che l’azione formativa dovrebbe avere nelle Istituzioni scolastiche per essere davvero strategica e funzionale. Come noto la Legge n. 107/2015 al comma 124 qualifica la formazione in servizio dei docenti di ruolo come obbligatoria, permanente e strutturale, attribuendole, quindi, un ruolo di centralità rispetto a quelle azioni di miglioramento che le Istituzioni scolastiche sono tenute a progettare e ad attuare in coerenza con le priorità strategiche emerse dal RAV e con la progettazione del Piano dell’offerta formativa.
Se letta in quest’ottica, la formazione assume valenza strategica anche per il dirigente scolastico che nell’atto di indirizzo al collegio deve tenere conto dei bisogni che emergono dalla lettura dei documenti strategici delle Istituzioni scolastiche.