Dopo estenuanti trattative notturne, durante le quali sono volati gli stracci all’interno della stessa maggioranza di Governo, la montagna ha partorito il topolino. Quanto basta però per aver almeno sventato l’improvvido tentativo della Ministra Azzolina di riaprire le scuole il 7 gennaio. Per DIRIGENTISCUOLA la non piccola soddisfazione di aver scongiurato una riapertura che oramai tutti nel mondo della scuola ritenevano e continuano a ritenere estremamente pericolosa dal punto di vista sanitario e, nel contempo, poco utile dal punto di vista meramente didattico.

Unanimi le posizioni registratesi negli ultimi giorni. Dal consulente del Ministero della salute Ricciardi per il quale “il lockdown natalizio andrebbe prolungato almeno fino a metà gennaio perché non ci sono le condizioni per riaprire le scuole tra una settimana”, al Coordinamento Nazionale dei presidenti dei Consigli d’Istituto, a numerose petizioni di docenti, personale ATA e genitori, tutte orientate ad evitare la riapertura delle scuole il 7 gennaio.

Cosa che DIRIGENTISCUOLA illo tempore aveva con fermezza e lungimiranza evidenziato, anche quando altre forze sindacali balbettavano al riguardo, indirizzando alla Ministra Azzolina ben due documenti politici della segreteria nazionale. Il primo in data 3 dicembre 2020  e  il secondo il 29.

Lo abbiamo fatto in tempi non sospetti, in modo da mettere il decisore politico nelle condizioni di avere spazio e tempo per organizzare nei dettagli l’inizio delle lezioni in presenza, rimuovendo le criticità che ne impedivano di fatto la ripresa. E cioè:

–           mancato adeguamento del sistema locale dei trasporti alla luce di tavoli tecnici coordinati dai Prefetti ancora nella fase di programmazione. Fattore di grande criticità, specie per le istituzioni scolastiche del secondo ciclo, a seguito del combinato disposto della ripresa delle lezioni in presenza per il 75%, poi ragionevolmente ridottosi al 50%, e contestuale riduzione sempre del 50% della capienza dei mezzi di linea urbani ed extra urbani;

–              mancata implementazione del sistema di contact tracing e conseguente programmazione di tamponi rapidi a tappeto sull’intera popolazione scolastica, o comunque sui soggetti positivi al covid-19, o contatti stretti di costoro;

–              mancata revisione del protocollo di sicurezza a seguito della mutata situazione epidemiologica, specie per la scuola dell’infanzia dove diventa difficile mantenere la staticità delle “bolle” a seguito del forte turn-over del personale assente;

–              mancato cablaggio di molti istituti scolastici per rendere fattuale la possibilità per le istituzioni scolastiche del secondo ciclo, quelle interessate al 50% tra attività in presenza e da remoto, di realizzare la DDI, la didattica digitale integrata in maniera sincrona;

–              mancati interventi edilizi, per altro di modestissimo impatto economico, necessari per consentire, specie nel periodo invernale, un efficace riciclo d’aria all’interno delle aule scolastiche.

Ora che tutti i nodi sono venuti al pettine non è certo consolatorio affermare di essere stati facili profeti. Non può esserlo per un sindacato che, al di là delle dietrologie politiche e delle posizioni francamente incomprensibili di alcuni Ministri della Repubblica, si è sempre battuto per una ripresa delle attività in piena sicurezza, a salvaguardia della salute pubblica del personale, dirigenti scolastici in primis, che ci lavora. E che conosce i numerosi rivoli in cui si dipanano le giornaliere problematiche scolastiche, diversamente da coloro che occupano, anche senza competenze, le comode poltrone romane.

Purtroppo ci troviamo, mutatis mutandis, nella medesima situazione che si sarebbe creata il 7 gennaio. L’aver posticipato l’apertura delle scuole ‘in presenza’ all’11 gennaio, infatti, se da un lato ha scongiurato un imminente pericolo che andava concretizzandosi anche a seguito della cocciutaggine del decisore politico, dall’altro lascia irrisolti i problemi sul tappeto, così come sopra evidenziati.

La posizione di DIRIGENTISCUOLA era e resta la stessa, senza se e senza ma. Se non saranno risolti, in questi quattro giorni, i problemi sopra elencati neanche  l’11 gennaio ci saranno le condizioni per un rientro in presenza, sia per il primo che per il secondo ciclo. E non perché le scuole non siano luoghi ‘sicuri’, ma perché, tra l’altro,  l’apporto del sistema scolastico allo sviluppo dei contagi va considerato in senso ampio, considerando l’effetto domino che si genera a cascata tra gli alunni, i docenti ed il personale ATA al verificarsi non solo di casi positivi, ma anche di contatti stretti di soggetti positivi. A maggior ragione ora che si dà quasi per certo l’arrivo di una terza ondata, ben più pericolosa delle precedenti.

Pende poi la spada di Damocle della verifica di Governo dei prossimi giorni.  Fa specie ipotizzare che la decisione di posticipare la data di rientro in presenza sia stata determinata più che da un’oggettiva presa di coscienza della gravità della situazione, da una valutazione meramente politica sull’ipotesi di una caduta del Governo, proprio nei giorni antecedenti l’11 gennaio.

Ai posteri l’ardua sentenza!