Perché in un Paese normale un ministro della Pubblica istruzione, che nel Consiglio dei ministri concorre all’emanazione di un decreto legislativo che cancella l’obbligo di predisporre e approvare il Piano triennale per la trasparenza e l’integrità (PTTI), avrebbe subito diramato la consueta nota per evitare alle istituzioni scolastiche un adempimento oramai inutile. E senza essere da più parti sollecitato.

E, orami decorsi dieci giorni, le scuole si chiedono se devono comunque procedere entro la data di scadenza del 30 maggio 2016 – perentoria?, ordinatoria? – significata dalla delibera dell’ANAC del 13.04.16.

Se lo chiedono anche perché gli Uffici scolastici regionali, privi del minimo coordinamento, si muovono in ordine sparso e senza rispettare, essi per primi, lo stesso termine imposto per l’elaborazione del Piano triennale di prevenzione della corruzione (PTPC), di propria competenza ed atto preliminare ai PP.TT.TT.II., con i quali esso deve raccordarsi.

Ancorché – sul piano formale – il decreto legislativo che modifica sul punto il precedente D. Lgs. 33/13 spiegherà i suoi effetti decorsa la canonica vacatio legis susseguente la sua pubblicazione in gazzetta ufficiale, DIRIGENTISCUOLA ritiene che il PTTI non s’ha da fare.

D’altra parte, volendo corrispondere alle reiterate richieste di aiuto di diversi colleghi, angosciati dall’imminente scadenza e con i vertici di Viale Trastevere che restano ostinatamente silenti, mette a disposizione due  modelli, di cui uno anche in formato word.

Chi vuole stare tranquillo potrà ben sopportare un’ulteriore molestia burocratica, sempre che il Ministro all’ultimo momento non si decida a comunicare che “non s’ha da fare”.