Abbiamo già espresso il doveroso apprezzamento alla onorevole Azzolina per avere anteposto cogenti disposizioni di legge tenendo duro di fronte alle assurde pretese di trasformare i concorsi riservati in una sanatoria mascherata, premiante l’esperienza di docenti privi dei titoli di studio e/o delle necessarie abilitazioni, assistenti amministrativi aspiranti DSGA senza le prescritte laure specifiche, collaboratori scolastici che passano dalla ramazza alle incombenze istruttorie di ricostruzioni pensionistiche, predisposizione di atti negoziali, denunce d’infortunio, nomine di supplenti. Esperienza che è un indubbio valore, ma per chi dimostri che dall’esperienza abbia imparato, sia pure attraverso prove selettive non particolarmente cruente.

Vogliamo sperare che il premier Conte la sostenga ora e la difenda dalle scomposte reazioni dei delusi, e inviperiti, vertici dei sindacati di comparto; che – anticipando al 6 lo sciopero prima proclamato per il 17 marzo, “ce n’est qu’un début” –  con inusuale asperità dei toni denunciano il “bullismo” di “una ministra incendiaria”, adusa ad “attacchi virulenti” alle loro – presunte – prerogative, dopo che lei stessa ha acquisito il ruolo docente non attraverso un concorso, bensì tramite le GAE: un velenoso argomento ad hominem e rovinosa caduta di stile.

Prerogative abusive. Che però pare abbiano subito trovato una sponda in rappresentanti di partiti, di maggioranza e di opposizione, in primis nella sua vice, a raccomandare alla ministra un ammorbidimento delle proprie posizioni e una ripresa del dialogo: per la disapplicazione di norme primarie a favore di un sistema di sempre più ramificate tutele impiegatizie del personale, facenti premio sulla funzionalità del servizio e sui diritti dell’utenza; che alla fine penalizza gli stessi beneficiati, in termini di – inesistente – autorevolezza e di – scarsissima – considerazione sociale.

Ed è un sostegno, quello del Presidente del Consiglio, di cui la ministra dell’istruzione ha ancor più bisogno per contrastare lo stesso virus che nel frattempo ha attinto anche i piani alti, sotto forma degli sconci emendamenti presentati – sempre da parlamentari della Repubblica e sempre rigorosamente bipartisan – alla legge di conversione del c.d. decreto mille proroghe: che trasformerebbero il concorso a dirigente tecnico previsto dal D.L. 126/19, convertito nella legge 159/19, in un’immissione nel ruolo ope legis  per i tanti, dirigenti scolastici e docenti, già destinatari degli inerenti incarichi per affiliazione politica e relazioni amicali, ovvero in virtù di conoscenze anziché di quelle competenze che già a suo tempo non hanno avuto modo di persuasivamente dimostrare. E né si chiede loro di dimostrarle adesso.

La foglia di fico è difatti una semplice prova orale, nella sostanza “una chiacchierata sull’attività svolta”. Nulla a che fare con un concorso vero e provando a cimentarvisi alla pari di tutti quei fessi irredimibili, ancora pervicacemente convinti che la preparazione, magari intrapresa da anni, conti qualcosa e, sia pure vagamente, possa declinarsi con il merito.

Che siamo indignati, è dire poco. Ma vorremmo non esserlo in solitudine.