Nessuno stupore. Il ministero sta procedendo a passi di gambero sin dalle più importanti decisioni legate alla Buona Scuola. La legge 107 è già stata sconfessata con la borbonica ordinanza sulla mobilità, che ha aggiunto ed incastrato fasi diverse e che rischia ora di crollare sotto i colpi dei ricorsi già arrivati al TAR del Lazio, che il 1° luglio ha disposto una sospensiva dell’O.M. 241.

Per la copertura dei posti in organico ancora vacanti, le scuole dovranno organizzare una sorta di “mini concorso” interno, con una macchinosa procedura. Niente autonomia, nessuna discrezionalità da parte del Dirigente Scolastico.

Sovvertito quasi totalmente il comma 79: “A decorrere dall’anno scolastico 2016/2017,  per  la  copertura dei  posti  dell’istituzione  scolastica,  il  dirigente   scolastico propone gli  incarichi  ai  docenti  di  ruolo  assegnati  all’ambito territoriale di riferimento, prioritariamente sui posti comuni  e  di sostegno, vacanti e disponibili, al fine  di  garantire  il  regolare avvio delle lezioni, anche tenendo conto delle candidature presentate dai docenti medesimi e della precedenza nell’assegnazione della  sede”.

Dalle prime anticipazioni del Sottosegretario si intuisce che la scelta dei docenti sarà determinata alla fine di una macchinosa operazione di pubblicazione “desiderata” della scuola in un’unica data, rilevazione delle disponibilità e dei curriculum, confronto dei requisiti (certificazioni, anni di servizio svolgendo un dato incarico ecc.) e decisione non discrezionale del Dirigente. Il tutto, pare, a tempo di record, a partire dalla fine di luglio.

L’esultanza è palese, ma stride con la 107 e con la coraggiosa svolta che si sperava portasse.

Dichiara Faraone: “Con l’accordo consentiremo agli istituti di scegliere in autonomia gli insegnanti di cui hanno bisogno ed eviteremo una deregulation selvaggia”.

Quella che il Sottosegretario considera “deregulation selvaggia” (con spregio nemmeno troppo nascosto alla competenze ed al ruolo dei Dirigenti Scolastici) rappresentava invece un passo verso quell’autonomia disposta nel 1999 e mai più realizzata; verso la libertà della scuola di migliorarsi, coerentemente al proprio progetto; verso la capacità di rispondere con responsabilità a scelte importanti.

Ora la palla passa alle segreterie delle scuole, dirigenti in testa. E chissà se il Sottosegretario Faraone ha un’idea di come funzionano le Segreterie scolastiche durante l’estate. Perché, sì, al di là della scarsa considerazione e dei sospetti di nepotismo che aleggiano sulle teste dei presidi, ci sono problemi concreti che non vengono mai considerati.

Le segreterie hanno organici “scoperti”: d’estate non vengono concesse proroghe ai supplenti e il personale (ridotto al minimo) ha diritto alle ferie. Ogni singolo istituto è però sottoposto, anche nei mesi estivi, quando il lavoro assolutamente non cala, alla medesima quantità e tipologia di adempimenti.

Come si possa articolare anche la procedura proposta dal sottosegretario, non è dato sapere.

Certo la responsabilità sarà in capo al Dirigente. Sempre presente, seppure massacrato a livello contrattuale e retributivo. Il Dirigente sarà l’unico profilo professionale effettivamente valutato a partire dal 2016-2017, seppure privo di strumenti decisionali (quest’ultimo provvedimento scriteriato gli toglie definitivamente la possibilità di selezionare il personale docente), senza risorse economiche programmabili (la  necessaria rincorsa ai bandi, arrivata ad essere una delle occupazioni principali, sconfessa l’autonomia finanziaria e impedisce una programmazione efficace),  e senza staff (l’organico potenziato è stato dato a caso e non sulla base delle richieste del PTOF).

Ancora un passo indietro, dunque, che lascia sperare molto poco per il futuro.

Come dice Pino Suriano in un eccellente articolo sul suo blog ( http://www.linkiesta.it/it/blog/punti-di-vista/638/) vincono tutti (sindacati, docenti, apparato burocratico…) tranne gli studenti. Che continueranno a subire un sistema non meritocratico e basato sui diritti acquisiti.

Peccato, ci avevamo creduto.