E si spenderà in tutte le sedi affinché il prefigurato dispositivo sia costruito con intelligenza e con l’ esercizio del buon senso, necessariamente entro la trama normativa di una legge – la legge 107/15 – votata dal Parlamento della Repubblica: per poter risultare gestibile, cioè lineare, maneggevole e dunque effettivamente, e finalmente, in grado di funzionare. Di modo che l’unica dirigenza specifica che non percepisce la remunerazione di risultato possa anch’essa avere la chance di accorciare significativamente il differenziale retributivo con la dirigenza generica.

     Ora che, forse, si fa sul serio – dopo tre lustri in cui si sono accavallate iperconcettuose e sterili sperimentazioni – non sorprende la pronta, e scomposta, reazione, nel solito comunicato congiunto, di FLC CGIL, CISL Scuola, UILSCUOLA e SNALS Confsal che, non appena è stata loro presentata dalla ministra Giannini la bozza di valutazione della dirigenza scolastica, hanno riesumato gli immarcescibili arzigogoli e i perenni distinguo per decretare l’ennesimo niet, sparandole contro a palle incatenate, in termini imperiosi e definitivi, senza neanche attendere il prescritto parere del CSPI, consapevoli che, in fatto essendo una loro propaggine, confermerà, ovviamente, la necessità di una profonda modifica del testo, sia pure – si  oserebbe sperare – con  un linguaggio più misurato e veritiero, rispettoso dell’intelligenza dei diretti destinatari, che non possono essere ammanniti con consunti slogan e stanche parole d’ordine: beninteso, se volesse preservare la propria immagine di, supposta, Autonoma Suprema Magistratura della scuola, inducendosi a leggere con un minimo di onestà le norme imperative e non nel modo capovolto e confusivo  di chi ripropone la scipita melassa della deriva burocratica, autoritaria e verticistica…che non salvaguarda l’autonomia scolastica, intesa come libertà d’iniziativa, tutela della libertà d’insegnamento e di apprendimento, pluralismo culturale in un ambiente indipendente e autonomo…; deriva  che rende di fatto il dirigente scolastico funzionale e dipendente dal potere esecutivo, inciso da una valutazione ingiusta e offensiva, ad opera di una burocrazia esterna e  in violazione della vigente normativa contrattuale (che, evidentemente, non è stata neanche riletta).

     E non meno sorprende l’ipocrisia di chi, nel mentre pone in atto un vero e proprio terrorismo psicologico contro i dirigenti scolastici, già sfibrati da un clima conflittuale artatamente creato e investiti dei più volgari epiteti quali controparte padronale, li sollecita a partecipare allo sciopero del 20 maggio.

     Li sollecita per quest’altra ragione , cioè per non essere valutati, e quindi essere privati della legittimazione a valutare i propri dipendenti; le altre essendo quelle di: contrastare l’istituzione degli ambiti territoriali; rendersi di conseguenza impossibilitati ad individuare i docenti ritenuti necessari per realizzare il PTOF dell’istituzione scolastica, di cui sono responsabili; non consentirsi l’attribuzione del bonus per premiare il merito, o almeno costringersi a contrattarlo.

In una parola, li si invita a scioperare contro se stessi …come se fossero incapaci di intendere e di volere!

     Tra le  strombazzate ragioni per aderire allo sciopero non manca, ovviamente, quella del rinnovo contrattuale per chi, pur sovraccarico di incombenze e responsabilità, subisce una penalizzazione di almeno trentamila euro lordi l’anno rispetto a tutte le altre dirigenze. Gli esimi segretari nazionali delle corazzate generaliste – superpagati con le quote associative dei  propri iscritti, in piena emergenza salarialese ne sono accorti solo ora, dopo  aver firmato – per la verità a braccetto con sedicenti più autorevoli sindacati della dirigenza scolasticatutti i contratti collettivi della distinta area quinta che, in luogo di restringere, hanno sempre più dilatato lo iato economico con la dirigenza pubblica: inclusa la firma della canonica dichiarazione a verbale che concordava il rinvio della perequazione al prossimo giro.

     Ma non è dato proprio di capire come possa rivendicarsi il trattamento economico, e ancor prima normativo, di una dirigenza vera quando siano state dismesse tutte le tipiche prerogative dirigenziali per regredire nella felice era pre-autonomistica di semplice coordinatore della didattica, se proprio non dovesse riuscire un ulteriore salto all’indietro, di quarant’anni e passa, di una sua democratica elezione.

     …alla decenza proprio non c’è limite!

     Per fortuna la categoria “s’é desta”  e non la si può più prendere in giro pensando che, addirittura, possa credere ancora a chi la invita a scioperare contro se stessa. C’è un solo “sciopero” da fare: contro chi ha danneggiato la categoria e, con essa, la scuola che va LIBERATA …prima di tutto da costoro,  e lo può fare solo la categoria stessa revocando la fiducia accordata e tradita.