La misura è colma. E i colleghi della Toscana hanno capito e individuato i responsabili e i colpevoli dello stato di vergogna in cui versa la categoria, confinata nella riserva indiana dell’Area V,  mal retribuita e con il fondato rischio di essere privata della dirigenza in modo da potersi giustificare la retribuzione di “pezzente”.

“Quousque tandem abutere  patientia nostra? Le OO.SS. hanno abusato a lungo, troppo a lungo,  della pazienza della categoria ed erano convinte che non avrebbe mai reagito.  I dirigenti di Grosseto  lo hanno fatto con determinazione:  “Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?”

Quando la misura è colma basta una scintilla  e scoppia la rivolta. 

 Succede sempre così. Quando non se ne può più  basta una scintilla e la rivolta si autoalimenta. Le OO.SS. non lo hanno capito. Pensavano che la categoria non avrebbe mai aperto gli occhi e avrebbe continuato a farsi prendere in giro. Bastava qualche assemblea, qualche bravo parolaio o incantatore o qualche finta manifestazione e tutto sarebbe tornato tranquillo…. almeno fino alla successiva presa in giro!  Neanche l’esito dei ricorsi sulla perequazione ha aperto loro gli occhi. Come potevano, circa 3.000 nuovi dirigenti, accettare di non avere la R.I.A., al pari di tutti gli altri pubblici dipendenti? Come poteva, poi, l’intera categoria accettare di avere una retribuzione inferiore anche del 50% di quella dei dirigenti di pari fascia, a fronte del triplo di competenze e  responsabilità? La categoria aveva solo bisogno di sapere la verità, di conoscere, di avere contezza della situazione,  di aprire gli occhi, di sgombrare la mente da tutte le finte o false promesse. Non è  stato neanche “sfruttato” l’assist che ha  offerto DIRIGENTISCUOLA chiedendo a tutte le OO.SS. di sottoscrivere e appoggiare l’ emendamento all’art. 10 del ddl 1577 che prevedeva l’esclusione dalla dirigenza scolastica dal ruolo unico della dirigenza statale. Addirittura alcune sigle hanno affermato apertamente la loro  contrarietà auspicando una diversa qualifica. Erano convinti che la categoria avrebbe continuato ad ingoiare. Più vergognoso e sporco, poi, il comportamento di chi ha usato le deleghe dei soci dell’associazione che presiede a vita,  per tutelare altre categorie di dirigenti attenti e reattivi!

Questi signori non hanno mai fatto i dirigenti, godono di esoneri sindacali, percepiscono lauti compensi, hanno perfino inventato il vitalizio alla stregua dei parlamentari svendendo la categoria o utilizzandola come merce di scambio: do ut des!  Non hanno calcolato che la pazienza ha un limite e prima o poi la categoria si sarebbe ribellata. A togliere le bende dagli occhi ci ha pensato la  DIRIGENTISCUOLA in quattro anni di estenuante lavoro. La protesta/rivolta di Grosseto, quindi, non può che essere applaudita e accolta  con piacere.

Vogliamo augurarci – afferma il Seg. Gen. Attilio Fratta –  che presto dilaghi in tutto il Paese. Che ci sia una vera e propria rivolta che ponga fine a questo stato di vergogna durato troppo a lungo. I dirigenti scolastici devono avere una retribuzione adeguata e proporzionata alle loro competenze e responsabilità, senza essere chiamati a rispondere quotidianamente di  inadempienze altrui. Se è vero, come è vero,  che la Costituzione prevede che  la retribuzione deve essere adeguata alla qualità e quantità di lavoro, vorrei sapere chi in Italia produce un bene più prezioso di quello che producono le “imprese-scuola” e quale altro lavoro di qualsivoglia dirigente pubblico è paragonabile per qualità e quantità a quello di un dirigente scolastico. E che nessuno venga a dire che siamo in crisi, che non ci sono soldi. Basta tagliare i privilegi, eliminare gli sprechi e le ruberie. Non posso che complimentarmi con i colleghi di Grosseto per la loro genialità. Gli scioperi, le manifestazioni, le “ammuine” non sortiscono alcun effetto. La revoca della delega sarà dirompente   e non consentirà alle OO.SS. di far finta di rappresentare la categoria”.