Ora anche il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, sia pur con un parere non vincolante, avanza riserve sull’Esame di stato in presenza, raccomandando rigorose e prescrittive misure a salvaguardia della salute pubblica di tutto il personale scolastico.

In tempo non sospetti, per la precisione con comunicato del 2 maggio scorso dal titolo “ESAMI DI STATO IN PRESENZA. NO GRAZIE”, ed annessa lettera al Ministro della Pubblica istruzione, avevamo già avanzato forti dubbi circa l’opportunità dello svolgimento degli Esami di stato in presenza.

Avevamo paventato, con buon senso e lungimiranza, i forti ritardi dell’amministrazione nel predisporre tutti gli atti prodromici afferenti la salvaguardia dell’incolumità e salute pubblica di tutto il personale della scuola, nonché degli stessi studenti, persino nella predisposizione del protocollo nazionale sulla sicurezza, tra l’altro ad oggi ancora in fieri. Per cosa poi? Per dar corpo ad un’idea di scuola che di fatto in questo frangente non esiste, ne potrà esistere il 17 giugno, per il solo fatto di far sedere attorno ad un tavolo candidati e commissari, questi ultimi per lo più over cinquantacinquenni.

Ci eravamo fatti interpreti dell’humus della categoria, nonché del paventato rischio che molti dirigenti scolastici e docenti potessero disertare la partecipazione alle commissioni, cosa che si sta puntualmente verificando, non perché pavidamente inadempienti, come qualcuno ha in malafede ipotizzato, ma per oggettiva mancanza delle condizioni minime di sicurezza, impossibili da realizzare in tempi così ristretti. Di tutto questo avevamo allertato il Ministro affinché in extremis facesse una serena analisi costi-benefici.

Concludevamo nella testuale maniera: “probabilmente non servirà a niente, né sarà consolatorio il fatto di poter autocitarsi un domani e dire: noi l’avevamo detto! Ma un estremo tentativo andava fatto. Augurando a noi tutti di esserci sbagliati.”

Eravamo stati facili profeti, visto che lo stesso CSPI, oggi, subordina la possibilità dello svolgimento degli esami in presenza all’emanazione urgente di un protocollo di sicurezza nazionale stringente, dettagliato e prescrittivo a garanzia della salute di tutto il personale coinvolto nell’esame di Stato e degli alunni. Protocollo la cui applicazione richiederebbe, ovviamente, una tempistica di certo superiore alle poche settimane che ormai mancano al paventato appuntamento.

In caso riscontrassimo l’assenza delle imprescindibili condizioni per lo svolgimento degli esami in presenza, saremo pronti a stare, ancora una volta, al fianco della categoria che rappresentiamo per tutelarla dall’esposizione ai molteplici rischi che ne deriverebbero, sia in termini di inaccettabili responsabilità che di pericolo di contaminazione.

Alla luce di quanto su esposto, auspichiamo che l’Amministrazione possa rivedere una decisione che, ostinatamente, si sta portando avanti da ormai troppo tempo, pur nella consapevolezza che, ad oggi, un’inversione di marcia è resa ancor più ardua dall’avvenuta anticipazione dei contenuti delle bozze ministeriali da parte di alcune sigle sindacali. Sarebbe stato certamente più opportuno (e, forse, corretto) attendere la divulgazione degli atti una volta emanati in via definitiva…