In data 31 ottobre 2019 la Corte di Cassazione – sez. Lavoro, con ordinanza n. 28111 si è pronunciata in merito alla questione del potere di sospensione dei dirigenti scolastici nei confronti dei docenti. Premesso che l’ordinanza annulla due sanzioni disciplinari irrogate nel 2010 e 2011 e solo oggi giunte all’attenzione del giudice di legittimità che, pertanto, si è attenuto all’allora vigente normativa per la definizione del giudizio, secondo il noto brocardo tempus regit actum, preme sottolineare che l’attuale assetto normativo vede sovrapporsi due norme che creano non pochi problemi di interpretazione sistematica: da un lato, il D.lgs. 297/1994, che non tipizza la specifica sanzione della sospensione fino a 10 giorni; dall’altro, il D.lgs. 165/2001, che, novellato dal D.lgs. 75/2017 (riforma Madia) prevede invece, in capo ai dirigenti scolastici, il potere di comminare tale sanzione. Giova rammentare che il CCNL comparto Istruzione e Ricerca rinvia ad un’apposita sessione negoziale la ridefinizione, per il personale docente, della tipologia delle infrazioni disciplinari e delle relative sanzioni, sessione negoziale pur tenutasi nel luglio 2018 ma boicottata dai sindacati di comparto, irremovibilmente intenzionati a contrastare un rafforzamento del potere disciplinare in capo ai dirigenti.

Alla luce di quanto su esposto, e temendo che la pronuncia della Cassazione sia  destinata ad avere un impatto negativo sull’assetto delle relazioni scolastiche, DIRIGENTISCUOLA ha chiesto ai ministri coinvolti, Funzione Pubblica e MIUR, un intervento chiarificatore che ponga la dirigenza scolastica nelle condizioni di operare serenamente.