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Camera dei Deputati – I Commissione Audizione 3 giugno 2015 AC 3098 “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”

La I commissione della Camera ha audito, ieri 3/06/2015 le parti sociali sull’AC 3098.

La CONFEDIR, prima di illustrare brevemente il documento confederale, ha precisato che, prima della riforma, sarebbe stato opportuno provvedere all’elaborazione di un Testo Unico che riassumesse la normativa in essere sulla P.A., ovvero il testo attuale del D.lgs.165/2001 e smi, da raccordare con la legge Brunetta.

Il Legislatore avrebbe dovuto precisare in dettaglio gli obiettivi della nuova riforma, sul piano nazionale e periferico, individuare gli strumenti da adottare e le risorse da utilizzare, per favorire la definizione dei comparti e delle aree.

L’intervento è stato focalizzato su alcuni nodi cruciali, a causa dell’esiguo tempo (3’) concesso alle parti audite:

Ø  separazione tra politica e amministrazione

Ø  dirigenza scolastica

Ø  area quadri

Ø  abrogazione segretari comunali

Ø  ricerca

Le parti sociali non hanno condiviso l’impianto legislativo, criticabile per molteplici motivi di seguito elencati:

– la tecnica legislativa (che prevede ben 13 decreti delegati, con ovvia frammentazione, parcellizzazione e discrezionalità delle norme);

– una riforma della P.A. priva di coraggio, che non crea le condizioni per migliorare i servizi

pubblici;

– la decontrattualizzazione del lavoro pubblico (art.13), con passaggio ad un impianto normativo imposto per legge, in controtendenza rispetto alla privatizzazione voluta da Bassanini e dal D.lgs.165/01;

– un nuovo centralismo, con lesione sia delle autonomie locali che del ruolo delle parti sociali (art.7). Nei fatti, lo Stato arretra dai territori, come se si disconoscessero i problemi infiniti creati dall’assetto regionale;

– un’evidente volontà di disconoscere il valore del lavoro pubblico e delle conquiste della contrattualizzazione;

– uno stravolgimento delle regole contrattuali in essere sulla mobilità (anche volontaria!) e sulla contrattazione aziendale, con compromissione della democrazia sui luoghi di lavoro;

– un modello di P.A. impostato sul risparmio (riforma a costo zero !) e non per ottimizzare i

servizi;

– il tentativo di un ricambio generazionale (art.13, c.1, lettera i);

– l’ eliminazione delle piante organiche, quasi che esse non siano state costruite sul fabbisogno reale (eventualmente da rideterminare) ma su dogmi astratti.

Le parti sociali sono state altresì sostanzialmente concordi nel ritenere che il testo finale del Senato e l’eccesso di delega pongono seri dubbi sulla costituzionalità della legge definitiva e che il modello dirigenziale delineato dall’art. 8 del Ddl non è chiaro, svincolato dalle regole contrattuali.

Dall’articolo inoltre sono scomparse le regole per la valutazione dei dirigenti, regole peraltro frutto di decenni di contrattazione pattizia.

Novità sulle pensioni

Non vi è giorno che non si parli di pensioni, revisioni, riforme, controriforme, sentenze, tagli, bonus ecc…  Una cosa è certa. Nel Bel Paese il concetto di “diritto acquisito”  non esiste più. I patti, gli accordi ormai si modificano in modo unilaterale.  Ogni giorno qualcuno lancia una nuova …”trovata”.  Il problema PENSIONI non riguarda solo gli attuali pensionati, ma l’intero sistema previdenziale.

Cogliamo l’occasione della pubblicazione di due importanti articoli per rispondere ad alcuni quesiti posti dai nostri lettori sul che fare e sulle prospettive.

–  Intanto bisogna inviare la diffida che abbiamo messo a disposizione all’INPS.

– Dobbiamo poi vedere se il D.L. del Governo sarà, entro i previsti 60 giorni, convertito in legge. 

Le ipotesi sono due:

1- Se il Parlamento convertirà in legge il D.L. bisogna solo rivolgersi al Giudice per ottenere quanto indebitamente trattenuto o scippato.

2- Se il D.L. non sarà convertito in legge decadrà e, quindi, il Governo dovrà restituire fino all’ultimo centersimo + interessi a tutti.

In breve il tutto dipende dal Parlamento. Se i nostri rappresentanti (e nessuno dovrebbe dimenticare che i Parlamentari sono dei delegati del Popolo!!) terranno  fede a quello che dicono e cureranno gli interessi dei cittadini, il D.L. non dovrebbe essere convertito in legge e dovrebbero votare contro anche se il Governo porrà la questione di fiducia, ben sapendo che, venendo meno la fiducia  andranno tutti a casa.

Se, come è già successo, il Parlamento cederà al braccio di ferro del Governo, bisognerà ricorrere al Giudice.

Invitiamo i colleghi e i nostri lettori a inviarci la copia della diffida inviata all’INPS in modo che possiamo essere pronti per l’eventuale non auspicabile ricorso.

Pensioni: decreto ingiuntivo del tribunale di napoli nuovo modello di diffida

Non ha perso tempo il pensionato partenopeo. Letta la sentenza della Consulta si è rivolto al Giudice per avere i soldi che gli erano stati “trattenuti” contro la sua volontà. Con   decreto ingiuntivo del 29 maggio il Tribunale di Napoli, sezione lavoro,  ha accolto il ricorso di un pensionato partenopeo presentato prima che il governo annunciasse il decreto sui rimborsi delle pensioni, ingiungendo il pagamento  di 3.074 euro a titolo di arretrati dopo la bocciatura del blocco delle indicizzazioni delle pensioni da parte della Corte Costituzionale.

Immediata la reazione del Governo che, temendo una valanga di decreti ingiuntivi, afferma  “ma i ricorsi dovranno tenere conto del decreto del governo.”  E’ quanto ricorda il ministero del Lavoro, ribadendo quanto già affermato dal ministro Giuliano Poletti sulla possibilità di ricorrere contro i rimborsi parziali previsti dopo la sentenza della Consulta sulle pensioni.

Facile prevedere, quindi, che il Governo impugnerà il decreto ingiuntivo e, quindi, non corrisponderà quanto dovuto. Segno dei tempi, del cambiamento delle regole e della legge del più forte eppure si dice che la legge sia uguale per tutti!

“Dal punto di vista della legittimità – aveva sottolineato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti- noi siamo convintissimi di aver pienamente ottemperato a quanto la Corte ha in qualche modo sottolineato come limiti della normativa precedente per cui ha scelto di cassare quella parte della norma”. Quindi se la norma è stata cassata, ossia se la corte Costituzionale ha sentenziato che la norma era illegittima, come può affermare il ministro Poletti di aver ottemperato “pienamente” se il Governo ha decretato di restituire, peraltro, come bonus, solo una parte di quanto indebitamente trattenuto e, peraltro, solo ad alcuni?

Che ci azzecca, direbbe il caro Di Pietro. Il decreto vale per il futuro, ma non cancella i diritti acquisiti dai pensionati nel passato, e la sentenza della Consulta interessa proprio le pensioni pregresse per le quali è ampiamente legittimo, vista la posizione del Governo, ricorrere al Giudice, se si vogliono far valere i propri diritti.

Intanto è opportuno diffidare l’INPS.  Abbiamo rivisto e migliorato il modello di diffida già pubblicato il  26 maggio scorso,   e lo mettiamo a disposizione di tutti i pensionati.

Se l’INPS non pagherà entro i termini previsti  bisognerà rivolgersi al Giudice.

Invitiamo i colleghi interessati a trasmettere, all’indirizzo ricorsidirigenti@libero.it  la diffida inviata all’INPS . Sarà nostra cura contattarli per l’azione legale.

Appello per dirigenti scolastici a tempo determinato

Un Paese civile e una O.S. seria e degna di tale nome non può, per questioni di interessi e/o convenienze, non interessarsi anche del problema dei dirigenti scolastici a tempo determinato, i cd. “presidi”incaricati”.

 

Avviso ai naviganti

L’ANIEF ha recentemente predisposto e diramato un modello di mozione da approvare in Collegio dei docenti e inviare al MIUR, per esprimere il netto dissenso nei confronti del DDL 2994 sulla scuola, attualmente in discussione in Parlamento.

Sentenza Corte Costituzionale – atto di diffida e messa in mora

Quando c’era una Costituzione; quando le sentenze della Corte Costituzionale si eseguivano senza se e senza ma; quando il Governo non aggirava le sentenze della Corte Costituzionale; quando dopo aver scippato soldi ai  cittadini e, per effetto di una sentenza, il Governo decide di restituire ad alcuni si e ad altri no solo parte di quanto scippato, facendolo passare come BONUS, ossia come un regalo, non siamo più in un Paese democratico e civile e la dittatura è alla porte.

Che non ci siano soldi;  che l’Italia sia un Paese corrotto; che chi ruba non va in galera; che lo sperpero del danaro pubblico continua; che nessuno dà il buon esempio iniziando con l’eliminare il vitalizio ai parlamentari e a tutti sindacalisti che usufruiscono dello stesso beneficio; che le opere pubbliche costano (chissà perché!) anche il quintuplo che negli altri Paesi, ecc…  lo sanno tutti e ci siamo anche assuefatti invece di reagire!

Che, di conseguenza, il Governo  non poteva fare altro che dire ai cittadini che, quanto scippato, sarebbe stato restituito magari a rate recuperando i soldi spesi allegramente, diminuendo la spesa pubblica e eliminando gli sprechi, sarebbe anche stato accettato e compreso da tutti, seppure a malincuore, ed era prevedibile.

Che, invece, il Governo decidesse d’imperio, di restituire solo una parte di quanto scippato e solo ad alcuni, facendolo passare, peraltro, come BONUS,  questo non se lo sarebbe aspettato nessuno.

Che, di conseguenza, per difendere i propri diritti, non c’è altra soluzione che ricorrere al Giudice, specie per i Dirigenti scolastici, non è una novità.

Alle altre violenze, vedi mancato riconoscimento della RIA, mancata liquidazione, in alcune regioni (vedi UMBRIA) della retribuzione di posizione e di risultato,  dobbiamo aggiungere anche questa, ma, questa volta, non siamo soli!

Il primo  passo è l’invio all’INPS di una diffida e messa in mora con interruzione di qualsivoglia prescrizione

Se il D.L. sarà convertito in legge, entro i previsti 60 giorni, bisognerà ricorrere al Giudice.

Resta una amara delusione e considerazione. Che governo è quello che costringe i cittadini a ricorrere al Giudice? Che fiducia i cittadini  possono avere nelle Istituzioni? Evidentemente questo non interessa ai nostri Governanti. Del resto in Democrazia per governare occorre il consenso del popolo, in dittatura no e in Italia  è alle porte!

Vademecum sulle prove invalsi e sciopero del 12 maggio

Facendo seguito a due precedenti articoli pubblicati sul nostro sito l’8 maggio 2015 (I sindacati di base tentano di boicottare le prove INVALSI e Fallito il boicottaggio dei COBAS alle prove INVALSI )  forniamo ai soci e all’intera categoria un VADEMECUM contenente un sistemico decalogo dei comportamenti da tenere il prossimo 12 c.m., giorno di espletamento delle prove INVALSI e proclamazione dello sciopero da parte di alcune OO.SS.

Sul rimborso spese ai dirigenti scolastici recantisi in visita nelle scuole in altri comuni

Qualche giorno addietro una dirigente scolastica della Puglia ha riproposto la “vexata questio” del rimborso delle proprie spese sostenute per l’espletamento di compiti di verifica e di controllo in sedi scolastiche periferiche dislocate in altri comuni della provincia, contestatele da uno dei due revisori dei conti in data postuma e in via informale, con tanto di minaccioso invito a rifondere all’erario la – poco più che ridicola – somma che si sarebbe indebitamente attribuita.

Prima di risponderle – e di estendere la risposta ai numerosi colleghi che quotidianamente visitano il nostro sito – abbiamo ritenuto di richiedere il parere di un autorevole esperto che cura un’apposita rubrica su una rivista scolastica, contestualmente, e doverosamente, partecipandogli la nostra posizione.

La risposta negativa del pregiato interlocutore, che ha così condiviso i rilievi  del predetto revisore dei conti, non ci è parsa persuasiva, per le ragioni in prosieguo esplicitate.

L’esperto interloquito giustamente ha preso le mosse dal decreto legge 78/10, convertito dalla legge 112/10, che, all’art. 6, comma 9, ha prescritto l’inapplicabilità al personale contrattualizzato (nella specie, i dirigenti scolastici) del combinato disposto di cui all’art. 15 della legge 836/73 e all’art. 8 della legge 478/78.

Trattasi della norma che attribuiva al personale svolgente “funzioni ispettive” in località comprese nella propria circoscrizione, e comunque non oltre i limiti della provincia, il diritto all’uso del mezzo proprio – qualora mancassero mezzi pubblici di linea e/o ciò fosse risultato conveniente per l’Amministrazione – percependo un’indennità chilometrica pari a un quinto del prezzo di benzina super, spettante o meno l’indennità di trasferta.

Subito dopo cita la circolare interpretativa della Ragioneria generale dello Stato n. 36 del 22 ottobre 2010, che, per contro, fa salva l’applicabilità della normativa a tutti quei pubblici dipendenti che, pur non rientrando nella categoria degli ispettori, siano impegnati nello svolgimento di“funzioni istituzionali relative ai compiti diverifica e di controllo”.

La dirigente scolastica pertanto avrebbe potuto chiedere d’essere autorizzata all’uso del mezzo proprio, solo qualora potesse ammettersi che le funzioni da svolgere nelle sezioni staccate siano qualificabili funzioni istituzionali relative a compiti di verificae di controllo”. Ma così non è – “rectius”: non sarebbe – perché l’articolo 25 del D. Lgs 165/01 definisce quelle del dirigente scolastico “funzioni di direzionecoordinamento, di valorizzazione delle risorse umane, di organizzazione e di amministrazione”.

D’altra parte – prosegue il parere e sempre condividendo la medesima determinazione del revisore dei conti – l’articolo 24 del decreto legislativo poc’anzi citato fa rientrare ogni compito afferente all’esercizio della funzione nel principio di onnicomprensività che caratterizza il trattamento economico di ogni dirigente, remunerante, per l’appunto, “tutte le funzioni e i compiti attribuiti aidirigenti…nonché qualsiasi incarico ad essi conferito in ragione del loro ufficio o comunque conferito dall’amministrazione presso cui prestano servizio”: Tanto ciò vero – conclude – che la presenza di sezioni staccate è uno dei parametri che compongono la retribuzione di posizione (variabile) del dirigente.

A quest’interpretazione devono riproporsi le seguenti obiezioni:

1-    le funzioni istituzionali relative ai compiti di verifica e di controllo” possono ben essere incluse nel profilo – o declaratoria professionale, che dir si voglia – del dirigente scolastico, responsabile dell’ottimale organizzazione del servizio complessivo nonché intestatario di quelle che dottrina e giurisprudenza denominano “posizioni di garanzia: Si pensi, giusto per proporre due esempi, al suo obbligo di verificare, come datore di lavoro, che in ogni sede sia assicurato il puntuale rispetto della normativa sulla sicurezza, ovvero l’altrettanto puntuale rispetto dell’orario di servizio del proprio dipendente personale, anche con visite a sorpresa;

2-    il principio di onnicomprensività del trattamento economico vale certamente – peraltro temperato dalle eccezioni di legge – per tutte le voci qualificabili retributive, correlate al sinallagma delle controprestazioni professionali, mentre nel caso di specie trattasi di mero rimborso di spese vive sostenute, imputabili all’autonomo bilancio dell’istituzione scolastica e parimenti strumento per la piena realizzazione, e controllo-verifica, dell’ottimale erogazione del servizio scolastico.

Al riguardo, decisamente  inconferente sembra il richiamo alla retribuzione di posizione variabile, che certamente può dirsi anche parametrata sulla presenza di sedi periferiche, più o meno disagevoli, collocate nello stesso comune o , ancor più, in comuni diversi. Inconferente, perché è ragionevole supporsi preordinata a riconoscere, e remunerare, la maggiore gravosità dell’ordinario, generale e istituzionale lavoro svolto dal dirigente rispetto a quello di un collega cui sia stata assegnata un’istituzione scolastica monoindirizzo, magari al limite del dimensionamento ottimale e insistente in una sola sede.

Conclusivamente, DIRIGENTISCUOLA-CONFEDIR, è dell’avviso, norme alla mano,  che il dirigente scolastico, ogni dirigente scolastico che versi nella fattispecie denunciata – e giustamente contestata – dalla  collega, possa e debba, allorquando appronterà il Programma annuale, prevedere e finanziare un capitolo, con criteri di misurata discrezionalità, o principio di ragionevolezza, integrato da un elastico piano di visite alle sedi periferiche; per poi attuarlo autorizzandosi, esso stesso siccome dirigente di vertice dell’istituzione scolastica cui è preposto, all’uso del mezzo proprio e dimostrandone la convenienza (oltre al prezzo dei biglietti vanno aggiunti i costi per pasti,  per il tempo, ecc…!)  rispetto al ricorso ai mezzi pubblici di linea, qualora esistenti, ed ampiamente rispetto al maggior costo riveniente dall’uso degli stessi; infine dando disposizioni, se necessario con propria determina,  al DSGA per l’emissione dei relativi mandati di pagamento.

Quanto sopra presuppone, naturalmente, che  il dirigente scolastico stimi che, così operando, possa contrastare un possibile rilievo dei revisori dei conti o, all’evenienza, controdedurre  davanti alla delegazione regionale della Corte dei conti.

Salvo che, semplicemente, non decida di lasciar perdere e metter mano, da subito, alle proprie tasche così come succede spesso, creando precedenti e consolidando un modus operandi … che conviene all’Amministrazione.  Succede solo nel mondo della scuola!

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