In data odierna si è tenuto il terzo incontro del tavolo nazionale avente come tema monotematico la questione trasporti. Tavolo al quale hanno partecipato il Direttore generale  dott.ssa G.Boda, il rappresentante del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dott.ssa De Matteo,   il coordinatore del CTS dott. A.Miozzo e rappresentanti della Conferenza Stato Regioni. Presente anche una delegazione di DIRIGENTISCUOLA.

In apertura la dott.ssa Boda ha ribadito le finalità di questo incontro alla luce di una dead line che il Ministero si è dato per cercare di risolvere quei fattori di criticità che hanno impedito una normale ripresa delle attività didattiche dopo la fase 1 della pandemia in atto.

Al termine del consueto ‘giro di tavolo’ tra i rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali, DIRIGENTISCUOLA non ha mancato di evidenziare i forti ritardi che si sono evidenziati, specie da parte delle Regioni, nel predisporre un piano articolato e coerente di interventi sul territorio, capace di dare risposte concrete al sovraffollamento dei mezzi di linea urbani ed extra urbani nelle ore di punta di ingresso ed uscita da scuola. E di come misure palliative, quali la riduzione della capienza dei mezzi di linea prima all’80% e poi al 50%, si siano rivelate di fatto inconsistenti e, soprattutto, impraticabili. Al punto da continuare a vedere i pendolari di tutta Italia ammassarsi sui mezzi di trasporto ferroviari e su gomma, creando un effetto moltiplicatore sui contagi che poi, con effetto domino, si è trasferito anche nelle scuole.

Nonostante i vari tavoli nazionali, regionali e provinciali, fa specie constatare la totale inerzia degli organismi preposti ad attuare tali misure sul territorio, misure pur evidenziate e reiterate a gran voce dal nostro sindacato, ma ahimè rimaste ad oggi inascoltate, nonostante i numerosi e quasi vessatori monitoraggi estivi cui sono stati sottoposti i dirigenti scolastici.

La dott.ssa De Matteo del Ministero dei trasporti ha spiegato che l’intero sistema regionale dei trasporti è stato concepito sulla logica della massima capienza posti/chilometri, e non sul principio del massimo distanziamento fisico. Cosa che complica di molto le cose e richiede uno scaglionamento degli orari scolastici  cui  le scuole devono soggiacere.

La referente dell’ufficio mobilità e trasporti dell’ANCI ha rassicurato che in tutte le regioni si stanno ristrutturando modelli operativi capaci di dare risposte concrete al fenomeno del pendolarismo o con implementazione delle corse, o con riduzione della capienza massima dei mezzi (si parla del 50%), o con implementazione di bus privati, o con  scaglionamento degli orari scolastici, quest’ultimo snodo cruciale del problema legato alla mobilità urbana ed extraurbana.

Il dott. Iavicoli dell’INAIL ha  ipotizzato una  gerarchia di interventi consistenti sia nel differenziare la domanda di trasporto nei picchi delle ore di punta delle scuole secondarie di secondo grado,  sia in una mappatura precisa del trasporto locale, specie nelle grandi aree metropolitane.

Il dott. Miozzo del CTS ha ribadito la necessità di tempificare con attenzione e tempestività gli ipotizzati interventi. Sarebbe veramente imbarazzante, a suo dire, reiterare i comportamenti omissivi registrati durante il primo lockdown.

Tanti buoni propositi, dunque, ma pochi riscontri concreti emersi dal tavolo. Riteniamo sia veramente terminata  l’era dei proclami e delle buone intenzioni!A tal riguardo DIRIGENTISCUOLA ha reiterato una proposta semplice, chiara, lineare, che passa da tre imprescindibili direttive:

  1. Adeguare il sistema locale dei trasporti aumentando la disponibilità dei mezzi di linea e delle relative corse, ricorrendo magari anche ad operatori privati che sarebbero ben contenti in questo momento di poter incrementare il loro fatturato;
  1. Implementare il sistema di contact tracing sul territorio riducendo i tempi di attesa dei casi sospetti e, contestualmente, estendere a tappeto la prassi dei cd. tamponi rapidi, pre-condizioni perché si possa, alla ripresa delle lezioni, rimandare in classe in tempi celeri docenti e studenti che dovessero risultare positivi o essere messi in quarantena fiduciaria attiva. La scuola oggi ha bisogno, soprattutto nei contesti locali dove sono già “mappati” i primi focolai in ambito familiare e scolastico, di tamponi che in tempi brevi possano fornire esiti affidabili, sia per il personale scolastico, sia per la popolazione studentesca e, soprattutto, di nuove procedure che “alzino” il livello della prevenzione, in uno scenario decisamente più critico di quello che ha connotato la ripartenza a settembre. La celerità nella tracciatura dei contatti e la conseguente tempestiva programmazione e attuazione di tamponi rapidi, secondo il noto ordine di priorità del Rapporto ISS Covid-19 n. 58/2020, sono a nostro avviso l’aspetto strategico da migliorare nel dialogo tra Dipartimenti di Prevenzione, Istituzioni Scolastiche e Comuni, terzi attori da inserire necessariamente in scena. Ricercare, tracciare, tamponare: queste le tre semplici regole da osservare.
  1. Cablare tutte le scuole d’Italia di rete lan capace di sopportare il carico di connessioni che inevitabilmente si genererà al rientro in presenza, quando bisognerà inevitabilmente gestire parte delle lezioni da remoto, salvo pensare che la pandemia possa dissolversi dalla sera alla mattina con un colpo di bacchetta magica.

Adempimenti che sono clamorosamente mancati nella gestione della prima fase del fenomeno pandemico.

Auspichiamo  nel contempo che i vertici politici, soprattutto a livello nazionale, abbandonino derive ideologiche nel pretendere tout court una scuola in presenza, ipotesi ad oggi non percorribile, e prefigurino, invece, con decisioni realistiche e pragmatiche, un scenario credibile  e realistico di rientro alla normale attività didattica.

Questo chiede la categoria, e questo resta l’impegno della nostra associazione nell’accompagnare e reclamare decisioni che abbiano una reale ricaduta sul territorio e sulla funzionalità delle istituzioni scolastiche, senza esporre la categoria ad un quotidiano ed improduttivo stillicidio di iperbolici monitoraggi ed estenuanti tavoli di lavoro. Altrimenti andremo incontro ad un’altra debacle che esporrà in primis gli studenti, e poi i dirigenti scolastici ad un ennesimo stillicidio.

La scuola deve riaprire, ma in sicurezza.