Rispetto alle critiche mosse a suo tempo è giusto riconoscere che ora hanno ricevuto ascolto in larga parte le ragioni che abbiamo espresso nel tavolo tecnico del 3 gennaio; condivise, pur con diverse sfumature, da tutte le associazioni sindacali. Accolte nell’ordinanza con cui il presidente della Regione, nell’esercizio dei suoi legittimi poteri in materia sanitaria, ha disposto la didattica a distanza in tutte le scuole di ogni ordine e grado sino a venerdì 15, essendosi al momento valutata la persistenza di rischio preoccupante e dunque come prioritaria la tutela della salute.

Comprendiamo le eccezioni necessitanti, nel settore secondario superiore, le presenze a scuola per le attività laboratoriali, oltreché dei soggetti con bisogni educativi speciali per facilitare le relazioni educative preordinate all’inclusione: peraltro presenti nelle diverse ordinanze di regioni, che hanno adottato misure più restrittive di quelle nazionali e di quelle testé emanate in Puglia.

Manteniamo, invece, le perplessità della confermata opzione offerta alle famiglie di alunni del primo ciclo d’istruzione di mandarli comunque a scuola, rimettendosi alla loro responsabilità la valutazione di rischi – pure normativamente qualificati preoccupanti – in assenza delle inerenti cognizioni tecniche. Anche se va evidenziato il correttivo – rispetto alle primigenie e più o meno estemporanee scelte ad horas – di doverla esercitare una sola volta e a valere per l’intera vigenza dell’ordinanza, sì da consentire all’istituzione scolastica il dispiegamento della propria autonomia funzionale senza improprie ingerenze, anche predeterminando un contingente di presenze fisse.

Ovviamente, l’auspicio è che si creino le condizioni di una ragionevole sicurezza per poter ritornare quanto prima possibile all’ordinaria predominante didattica in presenza, ben consapevoli che il ricorso esclusivo a quella in remoto, se pure concettualmente nega in radice la ragione sociale della scuola, in tempi di ostinata emergenza pandemica costituisce l’obbligata alternativa alla didattica dell’assenza ovvero al nulla.