Lo sappiamo, e non vale nemmeno la pena di ripeterlo. Il periodo è dei più complessi, sia sotto il profilo umano, che professionale. Il prezzo che pagheremo in termini di recupero psicofisico, come persone, oltre che come dirigenti scolastici, prima di tornare ad una certa normalità, sarà comunque altissimo. A fronte di questo la categoria non disdegnerà, come sempre, impegno e dedizione nel traghettare le istituzioni scolastiche verso il prossimo anno scolastico, guadando il terreno melmoso di situazioni temporaneamente in stand by e le cui fila bisognerà in qualche modo riannodare a livello sia amministrativo, che didattico.

Certo non facilita questo assurdo proliferare della decretazione d’urgenza, così come quel profluvio di note ministeriali, non di rado contraddittorie rispetto al dettato normativo che, invece, dovrebbero contribuire a dipanare (CIRCOLARE 8615/2020 inerente le supplenze brevi e saltuarie, docet!). Per non parlare poi delle improvvide fughe di notizie e dei deleteri effetti annuncio ministeriali e governativi, che tanto scompiglio stanno creando in tutte le comunità scolastiche, a tal punto da vanificare i pur lodevoli intendimenti prima facie.

E’ purtroppo questo il contesto nel quale viene partorito il tanto atteso DL. 8 aprile 2020, n.22 (Misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato), di cui abbiamo dato anticipazione nel comunicato in pari data dal titolo “IN VIGORE DA OGGI IL DECRETO SCUOLA”. Decreto sul quale è bene fare un’attenta riflessione che aiuti a delineare un realistico scenario cui operare nell’immediato futuro, tanto in previsione della conclusione del corrente anno scolastico, quanto per l’avvio del prossimo.

Anche se del doman non v’è certezza, alcune cose, pur non codificate, sono intellegibili.

La prima è che per quest’anno scolastico non si rientra a scuola in presenza, neanche dopo la fatidica data del 18 maggio. E meno male, verrebbe da aggiungere, non foss’altro per non vanificare gli encomiabili sforzi che un’intera nazione, al netto di alcuni deprecabili episodi, sta compiendo da più di un mese. Il legislatore all’art.1, commi 3 e 4 del DL.22/2020, ha scientemente ipotizzato due possibili scenari, a seconda che si torni in classe prima o dopo della fatidica data, ma è di lapalissiana evidenza che la prima ipotesi può essere tranquillamente derubricata a mero esercizio retorico. O meglio interpretata come il tentativo di lasciare aperta una labile speranza che possa in qualche modo lenire e diluire nel tempo gli spasmi e le comprensibili ansie per un rientro per troppo tempo atteso.

La seconda è che saranno successive ordinanze a normare in dettaglio le strategie e le modalità dell’eventuale integrazione e recupero degli apprendimenti relativi all’anno scolastico 2019/2020 nel corso dell’anno scolastico successivo, a decorrere dal 1° di settembre 2020, quale attività didattica ordinaria. Un modo nemmeno tanto sotteso per dire che, almeno per le classi intermedie, ed alla luce anche della deroga al limite del 25% delle assenze, tutti gli studenti ob torto collo saranno ammessi alla classe successiva, salvo poi prevedere eventuali integrazioni o recuperi degli apprendimenti all’inizio dell’anno scolastico 2020/2021, pare di capire senza possibilità alcuna che si possa rivedere in qualche maniera il (sospeso?) giudizio di ammissione.

La terza è relativa agli esami di Stato. Quelli del primo ciclo fortemente potati e ridotti all’osso, stante la previsione di una valutazione finale da parte del consiglio di classe, al pari degli esami del secondo ciclo che vedranno, con la sola eccezione del Presidente, una commissione formata da soli membri interni e la sostituzione delle prove scritte con un unico colloquio, si presume in modalità telematica. Con contestuale deroga di numerose disposizioni di cui al D.Lgs.62/2017:

  1. a) la deroga (per entrambi i cicli) alla frequenza per almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato (art.5, c.1 e art.13, c.2, lett.a);
  2. b) la deroga (per entrambi i cicli), ivi compresi i privatisti, alla partecipazione durante l’ultimo anno di corso alle prove predisposte dall’INVALSI (art.7, c.4 e art.10, c.6) e (art.13, c.2, lett.b e art.14, c.3);
  3. c) la deroga (solo per il secondo ciclo) allo svolgimento delle attività di alternanza scuola-lavoro (art.13, c.2, lett.c);
  4. d) la deroga (solo per il secondo ciclo) alla votazione non inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto, secondo l’ordinamento vigente e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi (art.13, c.2, lett.d);
  5. la deroga (solo per il secondo ciclo) ai criteri d’integrazione del punteggio fino ad un massimo di cinque punti previsti dall’art.18, c.5 del suddetto decreto, integrazione ora ricondotta al processo formativo ed ai risultati di apprendimento conseguiti sulla base della programmazione svolta.

Ad avallare, ove ce ne fosse bisogno, un’ammissione tout court agli esami di Stato per i candidati interni, con alcune guarantigie previste solo per i candidati privatisti che, al termine dell’emergenza epidemiologica, dovranno sostenere gli esami preliminari “in presenza” e, una volta ammessi, affrontare gli esami finali nel corso di una “sessione straordinaria” appositamente indetta. Privatisti per i quali resta applicabile la stessa configurazione dell’esame di Stato appena citata.

            Buon ultime, ma non per questo meno rilevanti, le novità inerenti le misure per l’avvio dell’a.s. 2020/2021 e l’obbligatorietà della cd. didattica a distanza. A tal riguardo, con una o più ordinanza ministeriali saranno adottate, anche in deroga alle disposizioni vigenti, misure volte alla definizione della data di inizio delle lezioni e, nel contempo, all’art.2, comma 3 del DL. 22/2020 già si prevede la tanto declamata obbligatorietà della didattica on line per la quale il personale docente assicurerà comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione.

            Questa, a grandi linee, la cornice normativa all’interno della quale ci troveremo ad operare nell’immediato futuro, oggetto di prossime chiarificatrici ordinanze ministeriali sulle quali dobbiamo necessariamente confidare, pur non mancando di evidenziare e auspicare che le stesse siano più snelle, più semplici, e più ossequiose del dettato normativo di quanto non lo siano state fino ad ora. E, soprattutto, non prestino il fianco ad ipotesi interpretative ad uso e consumo di coloro che usano il sindacato non come leale strumento partecipativo e collaborativo per dirimere i conflitti, ma per crearne, anche a livello comunicativo, sempre di nuovi.

La DIRIGENTISCUOLA, indipendentemente dalle variegate appartenenze sindacali, accompagnerà i colleghi in questo impervio cammino. Con l’auspicio che la categoria comprenda quanto sia necessario in questo momento unire le forze, aggregarsi intorno ad un obiettivo comune, non foss’altro per disinnescare quelle forze centripede legate al comparto che inesorabilmente stanno reiterando comportamenti fortemente ostativi verso qualsiasi forma di cambiamento e di rinnovamento (didattica a distanza docet!). E altrettanto faccia l’amministrazione smettendo di vessare i dirigenti scolastici con richieste assurde, quali le verifiche da remoto su PON e FESR, o addirittura disponendo ispezioni random in alcune scuole, come purtroppo sta accadendo in alcune regioni.

Nelle more invitiamo i colleghi a valorizzare quel che di positivo questa forzata “reclusione” sta determinando. Per esempio il fatto di non avere gli alunni a scuola, e quindi di non dover rispondere di eventuali incidenti in cui gli stessi dovessero incorrere anche a causa di strutture scolastiche fatiscenti. Di non dover temere improvvide ispezioni dei vigili del fuoco o dello SPESAL in tema di sicurezza. Di non dover gestire defatiganti procedure per la messa in cantiere di progetti di varia natura e relative procedure di gara, ivi compresi i viaggi d’istruzione in Italia e all’estero, con annesse responsabilità civili, amministrative e penali. Solo per citarne alcuni.

Insomma cercando di coltivare noi stessi, i nostri affetti, le nostre relazioni interpersonali, consapevoli che questa esperienza per certi versi ci renderà migliori. Quale migliore auspicio pasquale?