Come comunicato da una nota del Dipartimento per la Funzione pubblica, il riparto delle prerogative tra le organizzazioni sindacali rappresentative avverrà sulla base dell’accertamento provvisorio deliberato il 15 gennaio 2019, secondo i comparti e le aree di contrattazione in essere. Ciò, nelle more della definizione delle aree e dei comparti di contrattazione per il triennio 2019-2021 (sic!), secondo l’ipotesi di CCNQ sottoscritta dall’Aran e dalle Confederazioni sindacali il 17 luglio 2019 per la ripartizione dei distacchi e permessi alle OO.SS. rappresentative. Ipotesi in merito alla quale il Consiglio dei Ministri, in data 22 ottobre, ha deliberato l’autorizzazione al Ministro per la Pubblica Amministrazione per il parere favorevole.

L’accertamento definitivo della rappresentatività, relativo al triennio 2019-2021, comporterà l’automatico adeguamento, sulla base dell’eventuale nuovo grado di rappresentatività e nel rispetto dei contingenti complessivi e dei criteri di ripartizione definiti dal contratto, dei distacchi e permessi ai soggetti aventi titolo.
L’ipotesi di contratto dovrà ora essere certificata dalla Corte dei conti e successivamente potrà essere sottoscritta in via definitiva dalle confederazioni sindacali e dall’Aran.

Uno scenario, questo, che desta notevoli perplessità, se solo ci si ferma a riflettere sull’inaccettabile italica prassi di una contrattazione collettiva che vede sistematicamente giungere la firma tra le parti in un momento successivo alla scadenza del precedente contratto. La domanda sorge spontanea: cui prodest?