Avevamo avuto modo di annotare l’esito dell’XI Congresso Nazionale dell’ANP, che ha posto fine ad un trentennale regime monarchico dopo aver sventato l’ultimo colpo di coda del Sovrano, di richiedere un altro mandato perché non fossero dispersi i risultati sin qui ottenuti, ed altri a portata di mano, con scatti d’impazienza e la ricerca di un’indeterminata discontinuità fine a se stessa.

Ma il successivo comunicato emesso dal nuovo presidente dell’ANP dopo il suo avvenuto insediamento, di discontinuo contiene solo l’integrale rinnovo dello staff dei più diretti collaboratori.

Scontato l’impegno, parimenti declamato da tutte le sigle sindacali, su i temi più caldi del momento – sicurezza, valutazione dei dirigenti, vessazioni burocratiche, con l’aggiunta della prevenzione vaccinale e della vigilanza sugli alunni –, sulla questione cruciale e dirimente si resta in attesa della definizione, nella legge di bilancio per il 2018, dell’entità delle cifre – già abbondantemente note – con cui  avviare progressivamente la perequazione retributiva all’ interno dell’area Istruzione e Ricerca, con queste chiudendo il contratto 2016/2018 e cominciando a lavorare sulle risorse da acquisire per il 2019/21, quindi e ancora al prossimo giro.

 E’ esattamente la posizione espressa al Congresso dal presidente uscente e non più confermato!

Sicché non è dato proprio di comprendere quale preannunciata ipotetica intesa vogliano verificare i nuovi vertici ANP con i sindacati di categoria (quali? L’unico sindacato di categoria è DIRIGENTISCUOLA!) che, unitamente alle confederazioni di appartenenza, siederanno al tavolo negoziale.

Intesa impossibile con DIRIGENTISCUOLA per quello che sarebbe il contratto della vergogna.

Intesa inutile con il granitico cartello CGIL-CISL-UIL-SNALS, che con il 52,46% di rappresentanza può da solo stipulare il contratto della propria controparte datoriale.

Solo nel mondo scuola possano verificarsi simili anomalie e, per giunta, per volontà della stessa categoria che, mentre  lamenta sovraccarico di lavoro, numerose responsabilità, retribuzione da pezzenti…, dà mandato alla sua naturale controparte datoriale di sottoscrivere il proprio CCNL.  Mancano solo pochissimi giorni alla rilevazione della rappresentatività per il prossimo triennio, prevista per il 31/12/2017, e la categoria fa ancora in tempo a decidere del proprio destino.

Ed in effetti, le vere priorità del neopresidente ANP e dei cooptati nuovi vertici sono ben altre: la valorizzazione e il sostegno delle alte professionalità (= docenti autodefinitisi tali e il cui numero si vuole incrementare) e le azioni di accompagnamento all’imminente corso-concorso a Dirigente. Vale a dire, le priorità che servono a fare cassa. Altro che discontinuità! Chi sognava o sperava il ritorno alle origini, ossia a quell’Associazione di soli dirigenti scolastici che era riuscita ad avere, da sola il 50% di rappresentatività e decidere del destino della categoria, è rimasto deluso.

Si alimenta dunque il sospetto di essere veramente caduti dalla padella nella brace, dovendosi fare affidamento su un ispettore ministeriale, eletto presidente di  quello che fu il più rappresentativo e più autorevole sindacato della – sola – dirigenza scolastica; che contrattualmente appartiene all’area Funzioni Centrali, popolata in prevalenza da quei dirigenti ministeriali da sempre i più tenaci oppositori ad una loro contaminazione con i parenti poveri già mantenuti reclusi nel retrobottega dell’ex Area quinta, in procinto di essere rieditata nell’accorpato contenitore Istruzione, Università e Ricerca tramite il marchingegno delle sezioni speciali.

Ciò nonostante, qualora il neopresidente ANP fosse mosso da alti ideali, in grado di far premio su più prosaici interessi personali, ovvero della categoria cui appartiene, non troverà di sicuro una sponda nel suo predecessore messo alla porta, ma che conserva la presidenza della CIDA-FP e perciò lo affiancherà nelle trattative per il nuovo contratto, più per togliersi il classico sassolino dalla scarpa che per perorare la causa dei dirigenti scolastici, dai quali non può più trarre alcun vantaggio per una sua, adesso molto problematica, riconferma.

Resta comunque il dato inoppugnabile che il 90,66%  delle associazioni sindacali rappresentative dei dirigenti scolastici è  a guida di docenti e dirigenti di altre aree contrattuali. A invertire la tendenza è stata DIRIGENTISCUOLA, unica O.S. di categoria e i risultati sono visibili anche ai ciechi o detrattori di professione.

Perciò le prospettive sono plumbee, senza bisogno che la categoria si infligga un’ulteriore mortificazione facendosi ammaliare da pifferai magici che – senza aver lesinato il soldo – ora promettono ai dirigenti scolastici ricorsi gratis per la perequazione retributiva tutta e subito, nella speranza di acquisire, entro il termine di scadenza del 31 dicembre prossimo, quelle quattrocento deleghe, o poco più, necessarie per la prossima rappresentatività nell’area, e venderla poi come merce politica a vantaggio dei soci di – larghissima – maggioranza: che non sono i dirigenti scolastici. Nessun dirigente può credere ad una simile bufala. La categoria dovrebbe sentirsi offesa e indignata per questa ennesimo tentativo di prenderla in giro in modo così clamoroso e plateale con promesse da Babbo Natale. Pensare che i dirigenti scolastici siano degli ignoranti e che non posseggano neanche gli elementi minimi del diritto è offensivo. Oltre alla campagna di fango, diffamazioni e calunnie messa in atto dai mercenari espulsi da tutte le OO.SS.; oltre alla registrazione delle deleghe al sindacato dei precari, fortunatamente sventato da una dirigente attenta, ora l’ultimo disperato colpo di coda nella speranza di rastrellare qualche delega per diventare rappresentativi. Vero è che il fine giustifica i mezzi, ma se i fini sono nobili! Qui siamo in presenza di inganni per un fine che di nobile non ha niente. Ma quando la posta in palio è altissima tutto è permesso!

Ciascuno è libero di determinarsi come meglio crede. Ma  è bene che:

  1. controlli se il modulo da sottoscrivere non contenga una surrettizia delega di iscrizione al sindacato, come già successo ai precari che si sono trovati iscritti al sindacato dei precari senza aver mai rilasciato la delega;
  2. ponga attenzione a qualche clausola nascosta tra le righe, di esborsi nella fase successiva alla sottoscrizione, magari già in quella di deposito del ricorso (sempreché sia poi depositato. Sarebbe perfino onesto comunicare agli interessati, dopo la rilevazione del 31/12/2017, che si trattava di una bufala!… tanto le deleghe sono state già rilevate);
  3. sappia che la maggior parte dei i ricorsi accolti in primo grado, sono poi stati rigettati in appello alcuni con compensazione, altri anche con condanne pesantissime alle spese, paventando la lite temeraria. Motivo per il quale DIRIGENTISCUOLA, anche contro i propri interessi, ha consigliato ai ricorrenti di rinunciare all’azione, ma non agli atti proseguendo con dei ricorsi civetta per arrivare alla Corte Europea e consentire, quindi, anche a chi ha rinunciato all’azione, di poter reclamare il proprio diritto;
  4. ricordi l’elementare principio del ne bis in idem: non si può presentare un ricorso già presentato o rigettato. La condanna alle spese è assicurata e con essa il rinvio a giudizio per omessa o falsa comunicazione;
  5. si renda infine avvertito che l’eventuale raggiunta rappresentatività di una sigla costituente una germinazione di un sindacato di docenti e ATA precari, appartenente allo stesso proprietario e anche lui docente, potrà essere fatta valere solo nella prossima tornata contrattuale 2019/21 e presumibilmente alla sua scadenza e senza nessuna possibilità di incidere su quella in corso. Chi conosce i meccanismi sa benissimo che il CCNL lo firmeranno solo le OO.SS. attualmente rappresentative;
  6. chieda se le condizioni valgono anche dopo il 31/12/2017, ovvero aderisca riservandosi di inviare la delega a gennaio 2018!!