A distanza di pochi giorni dal nostro ultimo comunicato datato 31/01/2021, e nonostante a livello centrale,   a seguito emanazione del  D.M. n. 27 del 28.01.2021, sia già stata definita la procedura che consentirà di siglare i  Contratti regionali relativi agli anni 2017/18 e 2018/19,  ci vediamo costretti a  ritornare sull’argomento retribuzione di posizione parte variabile.

Più volte abbiamo sollecitato l’Amministrazione perché provvedesse a risolvere un problema che ha davvero dell’incredibile. Non ci risulta che nella P.A.  ci siano mai stati lavoratori a cui lo stipendio sia stato  corrisposto in misura decurtata,  per giunta a macchia di leopardo tra le Regioni  ed addirittura tra le provincie all’interno della stessa Regione.

Eppure questo sta ancora avvenendo a danno dei dirigenti scolastici neo immessi in ruolo con decorrenza dal 2019.

In diverse regioni d’Italia, ci risulta che, nonostante i diversi solleciti,  i colleghi neo immessi  continuano a percepire lo stipendio decurtato di una delle sue  voci, ossia la retribuzione di posizione parte variabile. Cosa ancora più difficile da comprendere è che la situazione si presenta variegata anche all’interno di una stessa Regione, tra le provincie. Accade così che un diritto sacrosanto venga garantito o meno a seconda della Regione o della provincia  dove si è chiamati a prestare servizio .

Trattandosi di retribuzione e non di emolumento accessorio riportato anche nel contratto sottoscritto tra il Dirigente e il D.G. dell’USR di appartenenza,  è evidente  che, non corrispondendola, si  lede un diritto fondamentale del lavoratore, diritto garantito anche dalla Costituzione: il diritto alla retribuzione che dovrebbe essere anche proporzionata al lavoro svolto. Invece è vergognosamente sproporzionata. Pur avendo il triplo delle responsabilità il DS percepisce la metà della retribuzione dei colleghi di pari fascia che svolgono solo mansioni amministrative. Quel che è più grave è che anche quella metà non viene corrisposta per intero. Esistono dei responsabili di questa vergogna o trattasi di un castigo di Dio? 

La mancata corresponsione della retribuzione di posizione parte variabile, quindi, si configura come lesiva di un diritto costituzionale, rivendicabile anche nelle sedi giudiziarie.

Si imporrebbe, quindi, in questo caso, come abbiamo avuto già modo di scrivere, l’avvio di una serie di ricorsi al giudice del lavoro, organo giurisdizionale con competenza funzionale in materia.

I tempi della giustizia, però, sono così lunghi che nel frattempo viene meno la materia del contendere cun summo gaudio dei giudicanti che non devono neanche sforzarsi di leggere gli atti dei ricorsi. Eppure anche su questa materia la macchina del ricorsificio si è messa in moto con il rischio che si prendano lucciole per lanterne!

Riuscirà il Governo dei Draghi a riformare la più grande ingiustizia della Giustizia Italiana, ovvero il ritardo della Giustizia, almeno ora che l’Europa la subordina all’erogazione del ricovery plan?

Ricorrere oggi non ha senso perché prima o poi…il datore di lavoro dovrà pur liquidare le somme contrattualmente previste! L’unica strada percorribile è quella del decreto ingiuntivo, ma non è detto che il Giudice lo emani essendo, appunto, materia del Giudice del lavoro. DIRIGENTISCUOLA la sta percorrendo a campione.

Ma il  fatto di  liquidare  “ poi” gli arretrati non giustifica la decurtazione illegittima posta in essere.
In  atto, per molti colleghi, specie se fuori sede, la mancata corresponsione si concretizza come non garanzia di una  qualità della vita  “ libera e dignitosa”  a cui tutti i  lavoratori  hanno diritto.

Comprendiamo, quindi, il forte disagio di chi,  con uno stipendio ridotto,  in servizio fuori sede, per colpa di chi non ha voluto adottare i legittimi criteri proposti da DIRIGENTISCUOLA per l’affidamento degli incarichi, fa fatica a sbarcare il lunario.

Probabilmente anche questo può essere annoverato tra le motivazioni che hanno  indotto molti tra i neo-assunti vincitori di concorso a rinunciare ad un ruolo ottenuto dopo anni di  impegno e  sacrifici.

Nonostante sia evidente l’ingiusto trattamento riservato ai neo-dirigenti, tuttavia,  in diverse Regioni permane la situazione di stallo già denunciata.

Se saranno emessi i citati decreti ingiuntivi, da estendere erga omnes, almeno lo stipendio sarà erogato per intero!! Per gli altri problemi bisognerà aspettare il nuovo Governo nella speranza che abbia il coraggio e la voglia di risolverli.

Inutile ribadire che il percorso avviato da DIRIGENTISCUOLA, a titolo gratuito, a tutela dei soci, appare come l’unico di buon senso e che proprio per questo sentiamo il  “dovere” di informare i colleghi sui rischi possibili nel percorrere altre strade cadendo  nella rete di chi in modo “ poco trasparente”  mette  in moto la  macchina del ricorsificio e  illude con promesse di successi facili e sicuri.

 Farsi travolgere dal meccanismo infernale dei ricorsi, se in un primo momento può dare l’illusione di “comprare la speranza”  , subito dopo, inevitabilmente, porterà  alla consapevolezza di aver intrapreso una strada niente affatto facile,  accompagnata dall’amarezza di chi, tolto il velo, si sente  tradito nelle aspettative nutrite per  qualcosa di  importante.

Del resto non sarebbe la prima volta.

È  già accaduto anche lo scorso anno quando più  macchine del ricorsificio, in cambio di  delega, sono state messe in moto con l’illusione della  cosiddetta  inesistente “mobilità straordinaria”, offendendo peraltro l’intelligenza della categoria. I Giudici ordinano di applicare  leggi non le varano! Il potere legislativo spetta al Parlamento.

DIRIGENTISCUOLA non mai fatto  spacciare  “lucciole per lanterne”, prendendo in giro la categoria.

Auspichiamo che nessuno  dei colleghi si ritrovi domani nella condizione di riconoscere che sembrano lanterne ed invece erano lucciole.