Compito del sindacato è tutelare la categoria che  rappresenta soprattutto in sede contrattuale e nei rapporti con il datore di lavoro. Nel mondo della dirigenza scolastica capita spesso di dover tutelare la categoria dalle OO.SS. che dovrebbero rappresentarla. Esattamente quello che, purtroppo, è costretto a fare DIRIGENTISCUOLA sempre più frequentemente e ogni qualvolta si cerca di carpire la buona fede della categoria offendendone anche l’intelligenza, pur di ottenere consensi e adesioni finalizzati al raggiungimento della rappresentatività.

Circola in questi giorni l’invito ad aderire gratuitamente – ovvero versando a rate circa 300 euro – a un ricorso  con il quale il Tar Lazio restituirà ad ogni dirigente ben 30.000 euro.  Tanto avrebbe deciso il Consiglio di Stato!

Chi rinuncerebbe a 30.000 se, per averli, basta rilasciare delega al sindacato proponente anche per un solo anno, ovvero fino alla rilevazione della rappresentatività, pur conservando doppia o tripla delega, i cui effetti negativi sono stati ripetutamente denunciati ?

Ben si sono guardati gli organizzatori, supportati da noti portaborse e mercenari, dal pubblicare l’ordinanza del C.d.S., dando, quindi, la possibilità agli eventuali interessati, di studiarla prima di prendere qualsivoglia decisione. Stiamo parlando di dirigenti non di analfabeti. Gente in grado di leggere e capire.

In attesa che lo facciano, per correttezza e trasparenza, DIRIGENTISCUOLA, estrapolando le varie tessere del mosaico dei comunicati e delle informazioni fornite anche attraverso i webinar propinati alla categoria ha ricostruito la vicenda che, ci si augura, sarà smentita dalla lettura dell’ordinanza.

  • Qualche anno fa il sindacato del ricorsificio ha impugnato davanti al TAR Lazio (Tribunale amministrativo da non confondere con il Giudice del Lavoro!) decisioni adottate dal Legislatore con le leggi di bilancio susseguitesi dal 2010, in quanto “con la domanda di causa si deduce la non conformità dell’atto impugnato alle leggi che regolano la materia”.
  • Il Tar dichiara la propria incompetenza rilevando il difetto di giurisdizione: non è materia di mia competenza.
  • Il ricorrente non è convinto e propone appello al Consiglio di Stato.
  • Con l’ordinanza che ci occupa, ma che non viene strategicamente pubblicata, sempre a detta dei proponenti, il C.d.S. rimette la questione al TAR. Null’altro: nessuna restituzione di somme!
  • Il TAR, quindi, si dovrà pronunciare sul RICORSO PROPOSTO all’epoca e per il quale aveva sollevato il difetto di giurisdizione!
  • Qualunque decisione dovesse prendere il TAR – accoglimento o rigetto del ricorso – sarà ovviamente valevole per i ricorrenti e non “erga omnes!
  • Facile prevedere cosa potrà decidere il TAR, ma per il momento è irrilevante. Di certo il TAR non potrà annullare norme, al massimo potrà sollevare il principio di incostituzionalità rimettendo la decisione alla Corte Costituzionale.
  • Che la situazione sia questa, lo narrano anche i proponenti. Nel mentre affermano che  è “possibile costituirsi in giudizio gratuitamente” – cosa non vera perché, se gli aderenti devono obbligatoriamente rilasciare delega almeno per un anno, ovvero il tempo per rilevare la rappresentatività, verseranno, comunque circa 300 euro …a rate –  precisano, poi, nel modulo di PREADESIONE, – onde evitare conseguenze anche di natura penale affermando il falso o ingannando la persone – che si aderisce “ad adiuvandum”, ovvero in appoggio al o ai ricorrenti della prima ora.
  • Nella recente decisione del C.d.S., inerente la nota vicenda dell’ annullamento del ricorso per DS del 2017, in giuridichese, è stato ribadito che le adesioni “ad adiuvandum” o ad “oppinendum” non vengono prese in alcuna considerazione, ovvero servono solo a fare cassa!
  • CONCLUSIONI: il C.d.S. non ha riconosciuto alcun diritto, non ha emesso nessun provvedimento cautelare favorevole, nelle more del giudizio di merito della medesima magistratura amministrativa di primo grado; non ha e mai potrà erogare 30.000 euro. Ha semplicemente rimandata la palla al TAR.

Era doveroso informare correttamente la categoria in modo che potesse decidere con cognizione di causa l’eventuale adesione  non tanto al ricorso ad “adiuvamdum” ma a una O.S. che cerca di fare proselitismo offendendo l’intelligenza delle persone o ingannandole con narrazioni fantasiose.

  Che un sindacato faccia proselitismo è  normale.  Né si pretendono inappuntabili comportamenti da gentlemen di vittoriana memoria. Ma un minimo di decenza per il rispetto dell’intelligenza dei colleghi, questa sì.

Aspettiamo la pubblicazione dell’ordinanza del C.d.S. …magari per essere smentiti. Per ora rimane il fondato legittimo sospetto che se le cose stessero come sono state e vengono narrate anche dal call-center, non ci sarebbe stato alcun motivo per non pubblicare l’ordinanza.