SVENDESI DIRIGENZA PER SOLI MILLE EURO!

Sembra che , forse, dopo tre lustri ed oltre, si riesca finalmente a partire.

E’ ovvio che le perplessità non mancano. La prima è nel titolo, e la riprenderemo. Le altre – almeno due – riguardano le modalità del giudizio reputazionale espresso dai docenti e dalla più ampia comunità sociale (la cui incidenza è comunque circoscritta in un modesto 10%) e le reali competenze, unitamente al grado di autonomia professionale, del Nucleo di valutazione (e del suo coordinatore in particolare), deputato al compimento dell’istruttoria e alla proposta al Direttore Generale dell’USR, cui spetta la decisione definitiva.

Nel complesso, però, occorre riconoscere che il sistema di valutazione della dirigenza scolastica, emergente dalle Linee guida appena licenziate dal MIUR per l’attuazione della Direttiva 36/16, è certamente vincolato alle ineludibili prescrizioni legali (da ultimo significate dai commi 93 e 94, articolo unico, Legge 107/15, espressamente definite norme imperative), ma è parimenti ben evidente che è un  sistema leggero, essenzialmente un’autovalutazione dai profili domestici, basato su documenti e strumenti di programmazione e pianificazione che le scuole già utilizzano, ovvero su format omogenei predisposti dall’Amministrazione e disponibili su apposite piattaforme; peraltro suscettibili di ulteriori potature, secondo quanto dichiarato dalla ministra Giannini.

Dunque, allo stato degli atti, la dirigenza scolastica avrà un dispositivo agibile, un dispositivo dal volto umano, più o meno modellato su quello con cui da sempre è valutata (e lautamente remunerata) la dirigenza amministrativa e tecnica del medesimo Datore di lavoro; lontano da quei mostruosi apparati documentali che hanno fin qui contrassegnato le iperconcettuose sperimentazioni scientemente costruite, dai convergenti interessi degli attori in campo, per farle fallire: perché senza valutazione non vi è, al di là del nudo nomen iuris, dirigenza, che pertanto resta dimidiata e sottopagata; e una dirigenza non valutata non è legittimata a valutare il dipendente personale né ad attribuire bonus premiali.

Siamo perciò convinti che i colleghi non resteranno ammaliati dalle ipocrite sirene pseudogarantiste delle corporazioni sindacali replicanti lo stucchevole retoricume e le farneticazioni che fanno strame delle norme di legge e postulano una categoria composta da idioti pronti ad allinearsi a slogan e a parole d’ordine.

Il punto è un altro: che l’esito della valutazione consiste in poco più di 1.000 (MILLE!) euro annui lordi; e solo se attinge il primo dei quattro livelli, di pieno raggiungimento dei risultati.

DIRIGENTISCUOLA non si attesterà di sicuro su posizioni di retroguardia né si arroccherà sulla difensiva. Perché pretende una valutazione seria, previo stanziamento di apposite risorse finanziarie che realizzino retribuzioni di risultato pari almeno al trenta per cento della retribuzione complessiva, misura legale minima ora prefigurata nell’imminente decreto di attuazione dell’articolo 11 (quello delle dirigenze vere) della legge 124/15, cosiddetta Riforma Madia: beninteso, dopo che – sempre con risorse finanziarie aggiuntive – sia assicurata la perequazione con le restanti dirigenze pubbliche non pezzenti, cioè tutte!, riguardo le voci fisse – pensionabili e buonuscibili – della retribuzione.

Su questo obiettivo indilazionabile sfidiamo le tradizionali sigle sindacali rappresentative e consociative: hic Rhodus hic salta!

Perché il resto è ammuina.

Come da quindici anni.