Si potrebbe parlare di congiuntura astrale! Nel mentre il TAR Lazio dichiara inammissibile e improcedibile il ricorso R.G. n.10541 del 2018, ordinando all’amministrazione di rendere immediatamente esecutiva la sentenza, ovvero di liberare i posti congelati, (DIRIGENTISCUOLA lo ha chiesto immediatamente), nello stesso giorno se ne propone un altro per impugnare la nota n. 14232, in seguito definita impropriamente ordinanza, inerente la mobilità per l’a.s. 2020/2021, con una motivazione infondata: l’ordinanza non consente “ai Neo DS assunti il 2.9.2019 vincitori del concorso Dirigenti Scolastici (bando G.U. n. 90 del 24.11.2017), di effettuare la domanda di Mobilità. (Parzialmente falso. La legge prevede chi può e chi non può inoltrare domanda di mobilità). Tale situazione ha creato una discriminazione di trattamento (da chi?), in quanto gli stessi Ds sono bloccati con il vincolo di 3 anni (…previsto dal contratto, dal bando e dalla legge vigente)”.

Già lo scorso anno DIRIGENTISCUOLA  è intervenuta nel tentativo di mettere in guardia i colleghi  pur sapendo che in molti avrebbero aderito a ricorsi addirittura gratuiti (ovvero al costo della delega), o con la modica spesa di 150/200 euro…per comprare la speranza. Ricorderanno i nostri lettori la reazione scomposta di chi si è visto rompere le uova nel paniere. 

In questi anni la macchina del ricorsificio ha arricchito i proponenti, siano essi presidenti di associazioni sindacali, o piuttosto avvocati affiancati o meno alle stesse. La cosa più sorprendente è proprio questa: molto spesso alle spalle ci sono i sindacati che non vogliono uscire allo scoperto per evitare le reazioni dei controinteressati! Se si ritiene giusto qualcosa si ricorra alla luce del sole affrontandone anche le conseguenze. Si tratta di semplice coerenza e onestà!

Quando circa 8.000 persone, che per vari motivi, non avendo superato il concorso, arrabbiati vorrebbero vedere annullato il concorso stesso (per ricavarne cosa?) e, quindi, aderiscono alla proposta dell’avvoltoio di turno che non ha mai pubblicato il rigetto del ricorso e altre migliaia di persone aderiscono al ricorso opposto per essere inseriti nella graduatoria, proposta dallo stesso soggetto, ci vuole poco a fare i conti. Ipotizzando 10.000 (per difetto) aderenti, alla media di € 200 = € 2.000.000 (dicasi due milioni di euro). Un ricorso cumulativo al TAR, peraltro in via telematica, anche se scritto su fogli di carta d’oro al massimo costa €. 10.000.

E’ tale e tanto il business che si arriva a proporre un ricorso contro le norme che regolano la mobilità le cui operazioni si concluderanno ancor prima del deposito del ricorso. Quanti ci cascheranno? Quanti compreranno la speranza …di cosa? Di una sentenza che abroghi la legge e gli istituti contrattuali vigenti? Il giudice non può annullare alcuna legge, a meno che non si arrivi a sollevare, incidenter tantum, un giudizio di legittimità costituzionale….strategia senz’altro più logica da un punto di vista giuridico! Anche perchè, a voler essere coerenti, di discriminazioni di trattamento ce ne sono ben altre: basti pensare al blocco dei 6 anni per i vincitori del concorso del 2011!

Con il tempo la macchina si è perfezionata e si è arrivati  perfino a proporre ricorsi gratuiti purché si rilasci la delega, nel pacchetto sono compresi anche week-end, tablet, ecc…  In politica si comprano i voti (59 arresti ieri!), nei sindacati si fanno regali o si patrocinano ricorsi  infondati e offensivi dell’intelligenza delle persone che, in momenti di rabbia, accantonano lo ben dell’intelletto e finiscono per aderire.

Comprendiamo la rabbia e la disperazione di quanti non hanno, per varie ragioni, alcune anche condivisibili,  superato il concorso e si aggrappano alla speranza di un ricorso; comprendiamo anche la rabbia di quanti sono stati esiliati e non potranno partecipare alla mobilità, ma siamo stupiti di fronte a tanta leggerezza e superficialità. Stiamo parlando di professori e dirigenti, di persone comunque fornite di almeno una laurea, di persone che sanno leggere e scrivere, di persone che, di conseguenza, dovrebbero prima leggere le motivazioni di un ricorso, confrontarle con le norme, verificare se sono sostenibili in giudizio e, alla fine, magari aderire….cum grano salis!

Invece no! Si aderisce a prescindere per comprare la speranza e sbollire la rabbia. Poi però arriva la doccia fredda.

Invitiamo i nostri lettori a leggere la sentenza del Tar Lazio di ieri. Ci manca poco che il Collegio giudicante  non dia dell’ignorante ai ricorrenti ai quali va tutta la nostra umana solidarietà, smontando i motivi del ricorso richiamando semplicemente le norme. Sappiamo che ci sono persone anche molto preparate che avrebbero meritato di superare il concorso. Ne conosciamo tante che hanno avuto la sfortuna di capitare in commissioni “particolari” o che non hanno superato la preselettiva per una serie infinita di variabili e incidenti ma che non hanno potuto dimostrare o che hanno dimostrato con argomentazioni ….soggettive. I Giudici, oltre che applicare norme, seppure sbagliate, giudicano iuxta alligata et probata.

“Francamente – conclude il Presidente Fratta – non ho più la forza di ripetere lo stesso concetto avvertendo la categoria dal prestare attenzione da quanti predicano bene e razzolano male, distinguendo il grano dal loglio. Anche di recente ho riassunto i termini della questione nel comunicato dal titolo emblematico: giuro di dire la verità, solo la verità, nient’altro che la verità.  

Le norme e gli istituti contrattuali possono e devono essere cambiati. Ma fino a quando non lo saranno vanno applicati, piaccia o no. Alcuni criteri che avrebbero dato un qualche respiro agli interessati alla mobilità, si potevano adottare nella fase del confronto. Non è stato fatto. Il verbale del pseudo confronto è stato sottoscritto da tutte le altre sigle sindacali; ovvero dalle stesse che hanno promesso perfino un’ inesistente e impossibile mobilità straordinaria …a normativa vigente, illudendo e prendendo in giro per un anno almeno un migliaio di persone! Avrebbero fatto prima a disdire il CCNL entro i termini previsti dall’art. 2 dello stesso, sedersi intorno al tavolo e modificare gli istituti contrattuali in favore di tutti i vincitori del concorso. Avrebbero fatto ancora prima ad appoggiare la proposta che abbiamo presentato lo scorso anno. Gli incarichi sarebbero stati conferiti in altro modo, nel rispetto delle norme, senza scontentare nessuno e garantendo i diritti di tutti. Rimane sempre l’amletico dubbio: perché? Ignoranza, interesse, strategia di dipendenza, ecc…?

Valuti il “popolo” sovrano. In democrazia chi decide è il popolo. E’ la categoria che decide chi deve tutelarla. E’ la categoria che deve capire che bisogna essere uniti in una sola associazione, come l’ANM! Non piace DIRIGENTISCUOLA? Basta cambiare nome,  non lo vieta nessuno. Anche il Presidente si può cambiare se non onora gli impegni presi! Fino a quando la categoria sarà divisa soprattutto tra sigle che hanno ben altri interessi …. il business, per stare in tema, continuerà e si incrementerà al pari delle ingiustizie e delle irregolarità. Già cinque anni fa abbiamo scritto “Eppur si muove”, lentamente ma si muove…patologie a parte!

Man mano che la categoria si interessa dei propri problemi e della propria situazione, apre gli occhi e si comporta di conseguenza. C’è solo da sperare che lo capisca il prima possibile atteso che a dicembre ci sarà la nuova rilevazione per la rappresentatività che dovrà sottoscrivere il prossimo CCNL ….sempre che la parte sindacale (l’ARAN non lo farà mai!!) disdica quello vigente entro i termini previsti. Mancano solo tre mesi! Lo faranno?  Ovvero saranno costretti a farlo …dal popolo sovrano? Chi vivrà vedrà! “