Dopo la sentenza del CdS, che poneva la parola fine ai ricorsi per l’annullamento del concorso Ds del 2017, pensavamo che l’incubo fosse finito e, con il nostro comunicato  – Giustizia è fatta: fine di un incubo –  ripercorrevamo l’iter della vicenda giudiziaria confutando i meriti di quanti, con faccia tosta, dopo aver creato il problema, addirittura se ne attribuivano i meriti.

Conoscendo i soggetti in causa e le conseguenze, anche in termini di “piccioli”, della macchina dei ricorsi, ma soprattutto il bisogno di deleghe nel disperato tentativo di diventare rappresentativi con la rilevazione della rappresentatività, sapevamo che avrebbero inventato qualcos’altro…e i fatti ci hanno dato ragione.

Puntualmente è stato proposto un nuovo ricorso che commentiamo con la scheda allegata soprattutto per tranquillizzare quanti ci hanno contattati preoccupati … inutilmente. La strategia è sempre la stessa: si propone un ricorso (…non vi è alcun divieto se non il rischio che si venga condannato alle spese …magari per lite temeraria!!), poi si propongono ricorsi ad opponendum o ad adiuvandum, a seconda dei casi, a titolo gratuito: basta il rilascio della delega. Questa volta c’è di mezzo la rappresentatività e non si può rischiare! Quindi chi dovesse aderire o poi non rilasciare delega dovrò pagare la parcella all’avvocato. Un copione già visto che ha fatto la fortuna del patron dei ricorsi e che DIRIGENTISCUOLA ha sempre denunciato fino al punto da patrocinare un proprio ricorso  pur di tutelare la categoria e non farla cadere nella rete dello stratega.

Il nuovo ricorso viene proposto  per chiedere la  REVOCA della sentenza del CdS e, quindi, riaprire il caso.  La REVOCA la dovrebbero fare coloro che sono già iscritti al fantomatico neo sindacato: nella remota ipotesi che il ricorso verrà accolto e si dovesse riaprire il caso, annullando il concorso anche loro andrebbero a casa! Ma questo interessa poco allo stratega: a lui interessano le deleghe a costo di passare sul cadavere della madre.

Ad un sindacato non si aderisce per paura, ricatto o minaccia, bensì per condivisione delle finalità. Pubblicasse una piattaforma contrattuale su cosa intende fare per la categoria e quest’ultima valuterà se rilasciare delega.

Ancora una volta, quindi, si offende l’intelligenza della categoria con un ricorso privo di ogni fondamento al quale, comunque, si dovrà opporre l’Amministrazione con i propri avvocati, non i candidati al concorso, come è chiaramente esplicitato chiaramente nella nota di commento allegata.