Ci si arrampica sugli specchi quando si tenta l’impossibile e, per farlo, si va a caccia di argomenti pretestuosi e artificiosi privi di fondamento, pensando che la categoria abbia l’anello al naso e non verifichi, ovvero che non si venga smentiti.

È quanto sta succedendo sulla scena sindacale da qualche settimana, a causa del tourbillon venutosi a creare a proposito del Protocollo d’intesa per garantire l’avvio dell’anno scolastico nel rispetto delle regole di sicurezza per il contenimento della diffusione di Covid 19 (a.s. 2021/2022), sottoscritto nel mese di agosto dalle sigle sindacali rappresentative d’area e di comparto. Non da tutte, per l’esattezza. Non, sicuramente, da chi tenta – con scarso successo – l’arrampicata sugli specchi.

La manovra parte da un’interpretazione ambiguamente estensiva della previsione di cui alla lett. d), pag. 5, del Protocollo, di cui riportiamo il contestato inciso: […] le istituzioni scolastiche, mediante accordi con le Aziende Sanitarie Locali o con strutture diagnostiche convenzionate, utilizzeranno tali risorse anche per consentire di effettuare tamponi diagnostici al personale scolastico, secondo le modalità previste dall’Autorità sanitaria […]

Apriti cielo! Cavalcando l’onda del malcontento popolare attorno alla questione vaccinale, green pass incluso, si comincia a contestare il Protocollo, con tanto di aperto rifiuto a firmarlo laddove non intervenissero modifiche: è inaccettabile il dispendio di denaro pubblico per garantire il tampone ogni 48 ore al personale scolastico che non intenda vaccinarsi!

Beh…questo è lapalissiano! È inaccettabile anche per DIRIGENTISCUOLA che, pur a determinate condizioni, il Protocollo l’ha firmato. Ma riteniamo altrettanto inaccettabile che venga montata ad arte una polemica, con ben altre finalità, su problemi inesistenti, contribuendo ad alimentare la confusione e l’agitazione che già serpeggiano abbondantemente tra i colleghi. Eppure il testo…è scritto in Italiano: le scuole pagheranno con danaro pubblico i tamponi al personale scolastico che non può vaccinarsi. Per coloro che rifiutano la vaccinazione il D.L. 111 prevede addirittura delle sanzioni, non il tampone a carico dei contribuenti.

Alla pretesa di modificare il protocollo altrimenti non sarebbe stato firmato, il Ministro si è rifiutato di sostenere il gioco: il testo è chiaro! E’ sceso in campo anche il Capo dipartimento Versari del quale riportiamo testualmente i chiarimenti forniti  nel corso di un’intervista su Rai Radio 1 a proposito dei tamponi gratuiti: “Ma non se ne parla nemmeno, nel senso che il tampone gratuito non si capisce perché debba essere permesso a qualcheduno che decide di non vaccinarsi e non invece ad altri che hanno fatto il vaccino. L’intesa non è quella, l’intesa è: tampone gratuito nelle condizioni in cui occorra. Qual è la condizione in cui occorre obbligatoriamente? Per quel personale che non può vaccinarsi.”

Ancora, nel rispondere alla domanda relativa al personale sfornito sia di green pass che di tampone: “Questa persona non viene pagata, perché chi non lavora, in maniera ingiustificata, non viene pagato; siccome la norma generale prevede che dopo tre giorni di assenza ingiustificata una persona dovrebbe essere licenziata, è stata fatta una norma speciale per cui non si licenzia, ma dopo 5 giorni viene formalmente sospesa; ma non è che dal primo giorno uno comunque può stare a casa e prende lo stipendio: chi non lavora in maniera ingiustificata non viene pagato.”

Solo per coloro i quali, con apposita certificazione, attestino l’impossibilità della vaccinazione per motivi di salute, sarà garantita la gratuità del tampone che diventa, in questo caso, un principio di solidarietà sociale.

Chi si è rifiutato di firmare pretendendo le modifiche al Protocollo, resterà dunque con un pugno di mosche in mano. Occorrerà trovare valide argomentazioni – non pretestuose, stavolta – per giustificare ai propri associati la mancata partecipazione ai Tavoli relativi all’attuazione del Protocollo. Cosa che, evidentemente, non è stata calcolata pur essendo ovvia: chi non firma non può partecipare ai conseguenti tavoli.

Chi poi non ha firmato per poter proporre ricorsi apparentemente gratuiti che non hanno alcun fondamento, non merita alcuna considerazione.  Abbiamo già smontato anche questo castello.

Sono ben altri i punti da chiarire, per i quali DIRIGENTISCUOLA non abbasserà la guardia e che sono stati oggetto dell’incontro in presenza svoltosi ieri con il Ministro: da una parte la delegazione DIRIGENTISCUOLA composta dai membri della Segreteria, dall’altra il Ministro, il Capo dipartimento Versari, il D.G. del personale Serra e tanti altri dirigenti dei vari uffici oltre al Capo della Segreteria del Ministro.

Conclude il Presidente Fratta: “Il livello di incoscienza e la spregiudicatezza di chi pensa di fare proselitismo offendendo l’intelligenza della categoria o cavalcando l’onda del malcontento che strategicamente ha prima provveduto a  creare gettando benzina sul fuoco, è sconcertante. E’ stata creata una bolla di sapone scoppiata al primo soffio di vento…perché il tempo è sempre galantuomo!! Non si sfruttano momenti critici per il Paese per…trenta denari! Cosa ben diversa è tutelare la categoria già sommersa da mille incombenze e responsabilità, chiedendo che non deve essere lasciata sola. Come DIRIGENTISCUOLA stiamo predisponendo una serie di provvedimenti che metteremo a disposizione dei soci nell’area riservata, prima del 31. A tal proposito ho chiesto al Ministro di anticipare al 30 l’annunciata videoconferenza prevista per il 31,  in modo che i dirigenti abbiamo almeno un giorno per organizzarsi.”