Nel corso dell’incontro tenutosi ieri, abbiamo appreso dal Ministro in persona la notizia del rinvio delle elezioni del CSPI. Facendo seguito a quest’annuncio, e prima ancora che si addivenisse ad un intervento legislativo sulla questione – secondo quello che avrebbe dovuto essere un logico modus procedendi  – con nota prot. n. 4086 del 25 febbraio 2021 la D.G. per gli ordinamenti scolastici ha comunicato la sospensione di tutti i termini della procedura elettorale, compreso il termine del 26 febbraio per la nomina delle commissioni elettorali, precisando altresì che, qualora fossero state costituite commissioni elettorali di istituto le medesime pur non potendosi insediare potranno essere mantenute in attesa di nuove indicazioni sulla procedura. Ciò, nelle more di un eventuale intervento normativo di proroga della componente elettiva. Dubitiamo che l’intervento in questione sia poi tanto eventuale se l’Amministrazione si è già attivata per fermare la macchina.

Che dire? Sicuramente non possiamo esimerci dal rilevare la riconquistata coerenza da parte dell’Amministrazione: il parallelismo con il rinvio della rilevazione della rappresentatività è lapalissiano!

Onestamente, avremmo preferito che ciò avvenisse attraverso un processo inverso. Ma andiamo con ordine.

Nel mese di dicembre DIRIGENTISCUOLA  non si risparmiò nel fare fuoco e fiamme alla notizia della richiesta di rinviare la rilevazione della rappresentatività, che avrebbe dovuto aver luogo ex lege entro il 31 dicembre 2020. La richiesta, avanzata da alcune confederazioni all’allora Ministro Dadone, aveva portato all’inserimento di un emendamento ad hoc nel ddl bilancio 2021, emendamento poi espunto dal documento de quo per essere pedissequamente trasfuso nel decreto legge n. 157/2020, cosiddetto ristori quater, in quanto tale avente efficacia immediata salvo la successiva mancata conversione in legge.

Nell’occasione, DIRIGENTISCUOLA arrivò a promuovere azioni di protesta, a trasmettere missive ai principali organi istituzionali, non ultimo il Presidente Conte, mettendo in luce aspetti la cui evidenza era in re ipsa:

  1. rinviare la rappresentatività sulla base dell’impossibilità di svolgere le elezioni delle RSU costituiva una motivazione alquanto debole, ben potendosi le stesse essere organizzate in modalità telematica, come già previsto per il rinnovo degli organi collegiali dal DPCM 18 ottobre 2020;
  2. pur volendo mantenere ferma la posizione del rinvio delle elezioni delle RSU, ben si sarebbe potuto prevedere il rinvio della rilevazione della rappresentatività per il solo settore coinvolto nel conteggio dei voti per le elezioni delle RSU, ovvero il comparto;
  3. ulteriore proposta, quella di mantenere ferma la previsione della rilevazione del dato associativo al 31 dicembre 2020 e rinviare le sole elezioni delle RSU, utilizzando medio tempore il vecchio dato elettorale.

In riferimento a quest’ultimo aspetto, mettemmo in evidenza che tale proposta di disallineamento sarebbe stata coerente con quella già prevista dal Governo per il CSPI, all’interno del quale il rinnovo delle cariche elettive era stato differito rispetto a quelle di nomina fiduciaria.

Assistiamo, oggi, alla riconquista dell’auspicata coerenza, che viene però – ahinoi! – realizzata attraverso il rinvio delle elezioni del CSPI, analogamente a quanto già previsto per le RSU. Diventando, così, incoerenza.

Perché addivenire a tale scelta proprio nel momento in cui la macchina si era già avviata e le istituzioni scolastiche si erano già attivate per l’espletamento dei connessi adempimenti? Cos’è cambiato nel quadro epidemiologico rispetto a dicembre, allorquando il Ministero decise di confermare le elezioni? Perché alcune sigle confederate hanno sistematicamente continuato ad insistere per questo rinvio? Per ostentare coerenza rispetto alla richiesta di rinvio della rappresentatività?

Non sarebbe stato più opportuno disporre, per coerenza, la rilevazione della rappresentatività oltre che le elezioni delle RSU?

Le conseguenze di tali scelte sono pesanti per la categoria e le risultanze dell’incontro svoltosi ieri ne sono la riprova. Il Ministro Bianchi ha annunciato di aver già preso contatto con il Ministro per la Pubblica Amministrazione, dr. Brunetta, in merito all’atto di indirizzo da emanare per l’avvio del rinnovo del CCNL

Se la contrattazione partirà rebus sic stantibus, si arriverà ai tavoli con l’attuale rappresentatività, per la gioia di chi sa bene che con la nuova rilevazione avrebbe perso anche la rappresentatività, motivo per il quale hanno chiesto e ottenuto da un Governo compiacente, il rinvio della rappresentatività!   Lo scenario è inquietante. A prescindere dalla violazione della Costituzione e delle norme vigenti, chi avrà la maggioranza al tavolo? Chi condizionerà il nuovo CCNL? Ed è normale che soggetti che non dovrebbero avere più voce in capitolo, potranno ancora decidere le sorti della categoria?

Si rende conto la categoria della gravità della situazione?

Di certo il Ministro Bianchi ha eliminato la vergogna dell’incoerenza (si può votare per il CSPI ma non per la RSU), ma  avrebbe di fatto potuto ripristinare il principio oltre che la legalità, consentendo la rilevazione della rappresentatività.  Bastava semplicemente annullare il vergognoso emendamento nel milleproroghe.

E allora, perchè non intervenire, piuttosto, per ripristinare la legittimità? Forse perchè per ripristinare la legittimità e recuperare il tempo perso ci vuole coraggio. Questo abbiamo  chiesto al nuovo Ministro e al nuovo Governo.  Ci vuole coraggio anche per ripristinare un altro sacrosanto principio: i responsabili e i colpevoli devono pagare quantomeno mettendoli in condizioni di non causare altri danni.