Con la pubblicazione degli esiti delle prove Invalsi, la disfatta della scuola italiana è balzata agli onori della stampa nazionale. Non puro sensazionalismo, ma cronaca di una morte annunciata, amara presa d’atto di una situazione ormai incancrenita, che ha trovato il suo humus in decenni di mala gestio da parte di uno Stato che, della scuola, ha fatto un ammortizzatore sociale. Situazione di cui le ripercussioni dell’emergenza sanitaria sono solo la punta dell’iceberg: inutile, quindi, farne un capro espiatorio.

Certo, circa due anni di DaD, DDI, didattica on demand, e chi più ne ha più ne metta, non hanno giovato al sistema, ma ne hanno piuttosto acuito il malessere, soprattutto a danno di quelle zone del Paese maggiormente disagiate. Dalle dichiarazioni rilasciate dal Sig. Ministro, la soluzione sembrerebbe a portata di mano: chiamare il popolo alla battaglia per il rientro a scuola in presenza.

Quale battaglia? Quella dei vaccini? In questo, Sig. Ministro, ci trova senz’altro schierati dalla sua parte, anche se, a nostro mesto parere, gli appelli alla solidarietà collettiva ed al senso civico lasciano il tempo che trovano. Giusto e sacrosanto lasciare al cittadino la libertà di non vaccinarsi, per non violare quei limiti imposti dal rispetto della persona umana di cui parla la nostra stessa Costituzione. Ma non dimentichiamo che il cittadino, in quanto tale, è membro di un gruppo, per questo chiamato al rispetto di quell’interesse della collettività altrettanto caro alla succitata Carta fondamentale. Pertanto, quando entra in contatto con gli altri membri del gruppo e con le Istituzioni – cosa che avviene puntualmente nel caso degli operatori scolastici – ne è tenuto al rispetto. Parafrasando una nota frase comunemente attribuita a M.L. King, potremmo dire che la tua libertà a non vaccinarti termina dove inizia la mia libertà – rectius, diritto – alla sicurezza ed alla salute.

Ben venga, dunque, una soluzione analoga a quella già adottata dai cugini d’Oltralpe, verso la quale ci sembra che il Governo si stia comunque indirizzando: una sorta di “Green Pass allargato” esteso a chi ha intenzione di continuare a lavorare all’interno delle Istituzioni.

Ma non finisce qui, caro Signor Ministro. Il problema della scuola italiana è più profondo, sistemico, strutturale, e di questo ci era parso di capire che Lei fosse ben consapevole. Nel primo incontro con le OO.SS. tenutosi il 24 febbraio u.s., aveva sintetizzato le Sue linee d’intervento, biasimando quel sistema politico che da troppo tempo ha fatto della scuola il baluardo della spending review.

Nel successivo incontro con le Confederazioni,  aveva addirittura definito un’agenda dei lavori, enucleando i tre assi d’intervento: sistema d’istruzione, personale, la scuola oggi.

Vi rientravano, se la memoria non c’inganna:

  • Il sistema di formazione e reclutamento: cosa si è fatto in merito? DIRIGENTISCUOLA ha sollecitato più volte l’organizzazione di procedure concorsuali che, nel rispetto della Costituzione, garantissero un’equa selezione di personale qualificato. Prendiamo atto che, a settembre, ci ritroveremo ancora una volta nel girone del precariato, a danno degli alunni e degli stessi docenti.
  • Sicurezza: sul tema, lo scenario è inquietante. Al di là dell’annosa questione legata alle inadempienze degli enti proprietari degli edifici scolastici, e delle inique responsabilità scaricate sui dirigenti, nulla si è fatto per intervenire sull’organizzazione degli spazi, a cominciare dal ridimensionamento delle classi pollaio, principale prodotto della tanto vituperata spending review di cui sopra, e sul necessario incremento degli organici.
  • Dimensionamento scolastico: la lotta è stata ardua, ma ci siamo sistematicamente imbattuti in un muro di gomma, in un’Amministrazione sorda che si è ostinatamente rifiutata di applicare una legge del Parlamento. Altro non c’è da aggiungere, se non far rilevare la forte dissonanza con quello che sembrava essere diventato uno spot ministeriale: una scuola, un dirigente.
  • Problematiche della dirigenza: l’elenco è lungo, ma non ci siamo risparmiati nella copiosa produzione di documenti portati alla Sua attenzione e sistematicamente ignorati. La “sfida di Fiorentino”, un’autentica provocazione per evitare la convocazione del tavolo della dirigenza, ha poi fatto traboccare il vaso.

La lista è ancora lunga, Sig. Ministro. C’è tanto da fare, davvero tanto; DIRIGENTISCUOLA  ha più volte offerto la sua collaborazione, ma se ci si limiterà a continuare con il lancio di slogan o di appelli al popolo, c’è il fondato timore che la scuola italiana verrà condannata ad una débacle irreversibile alla quale non potremo assistere senza reagire.

Sono ormai oltre vent’anni che andiamo avanti con slogan ed è ora di dire basta alla scuola delle contraddizioni, alla scuola delle promesse, alla scuola che non seleziona e non valuta il personale che dovrebbe formare uomini e cittadini. Chi paga i danni? e in che modo?: NESSUNO!

I risultati delle prove INVALSI parlano da sole al pari dei numerosissimi  100 e lode degli esami di maturità appena conclusi che sconfesserebbero i dati INVALSI!!